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Dio non è il tappabuchi della nostra vita

Credere in Dio significa cercare di capire quale strada Egli mi indica perché possa affrontare le situazioni che si presentano sul mio cammino.

«Quando la vita quotidiana diventa insopportabile e ci sentiamo appesantiti non solo dai problemi, ma anche da piccole e grandi scelte che dobbiamo compiere, è comodo rifugiarsi in un Dio che, dall’alto, mi risolve i problemi. In tal senso, Egli è Colui che viene a “tappare i buchi” che non sono in grado di coprire da solo. La spiritualità, allora, non mi serve ad affrontare con coraggio e responsabilità le sfide della vita, ma, al contrario, è una scorciatoia, un modo per fuggire le questioni del vivere, un comodo rifugio che mi rende passivo.»

È con queste parole che don Francesco Cosentino, come si legge in un articolo del blog AlzogliOcchiversoilCielo, descrive il comportamento del fedele che vede Dio come un tappabuchi, un Dio ideale sul quale proiettiamo i nostri desideri e bisogni. Così, anche la preghiera viene vista solo come una invocazione al Signore perché intervenga dove la propria vita ha delle falle. In realtà, è un modo per evitare sé stessi e non assumersi in prima persona il rischio della vita; in realtà, è sintomo di pigrizia, bassa autostima, insicurezza, scarsa fiducia in sé, poca capacità di affrontare i problemi.

Don Cosentino, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, intende sottolineare che credere in Dio e affidarsi a Esso significa certamente sapere che, in quanto misericordioso, avrà cura di me, ma anche cercare di capire quale strada mi indica perché io possa affrontare le situazioni che si presentano sul mio cammino.

«La prima pagina della Bibbia, che si apre col racconto della creazione, è un primo invito a purificare questa immagine del Dio tappabuchi; siamo amati da Dio perché proveniamo da Lui e, come Creatore, Egli ha soffiato un alito di vita nelle nostre narici, cosicché qualunque cosa accada e in qualunque situazione ci troviamo, noi sappiamo che la nostra esistenza è nelle mani del Signore. Ma, allo stesso tempo, dopo aver creato l’uomo – afferma la Genesi – Dio lo pose nel giardino e glielo affidò perché lo custodisse. Siamo creati e accompagnati da Dio, ma è compito nostro cooperare a questo progetto e prenderci cura in prima persona del giardino della nostra anima, della nostra vita e del nostro mondo.»

I talenti e i doni che ognuno ha devono essere sfruttati con sapienza e senso di responsabilità, per onorare ciò che il Padre ci ha affidato. Dio è sempre con noi, non per risolverci i problemi dall’alto, ma per donarci la luce dello Spirito e la forza di abbracciare in profondità il mistero della nostra esistenza.

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