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Per servire il bene comune il cristiano deve essere generativo

La storia di Mariella Enoc, presidente del Bambino Gesù, è quella di chi vive da cristiano e ha ricevuto tanti doni dal Signore.

«Il manager è colui che prevede i tempi e sa consegnare modelli e risposte a ciò che non è ancora venuto». Secondo padre Francesco Occhetta sj, questa caratteristica è incarnata da Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Lo ha detto nella presentazione del libro che i due hanno scritto assieme, Il dono e il discernimento. Dialogo tra un gesuita e una manager, organizzata dal Comitato di Verona della Società Dante Alighieri in collaborazione con ReteSicomoro e svoltasi giovedì nella Salone dei vescovi della Diocesi di Verona con la conduzione del direttore di Avvenire Marco Tarquinio.

Dopo i saluti del vescovo mons. Giuseppe Zenti e della presidente della Dante veronese Maria Maddalena Buoninconti, il gesuita ha spiegato la scelta del titolo dell’opera (i cui proventi andranno in beneficienza), un colloquio che ha fatto emergere la storia umana e professionale della riservata amministratrice sanitaria. “Dono” è stato pensato perché in questo dialogo Enoc ha restituito con umiltà l’esperienza di quello che la vita le ha dato, mentre “discernimento” perché lei ha scelto le voci che abitano il suo cuore: non quelle del male, appetibili e che si accumulano giorno dopo giorno, ma quelle del bene, non istintive ma costruite su sentimenti come la fiducia e la pazienza.

Enoc ha quindi affermato che la sua vocazione è laica, ma ha le radici in una forte esperienza da credente. Infatti, l’importanza di accogliere, principio di cui è fermamente convinta e che ha portato nel Bambino Gesù, centro che cura minori da tutto il mondo, nasce dalla convinzione che l’ospite sia come Cristo. Però accogliere non basta, serve seguire l’istinto di andare a cercare chi ne ha bisogno. Solo così si può andare oltre la semplice beneficenza e provare ad ascoltarli e a capirli. In questo, la presidente incarna veramente la Chiesa in uscita Papa Francesco.

Ad esempio, ha raccontato che nel 2018, nei giorni in cui si dibatteva della drammatica vicenda del piccolo Alfie ricoverato in un ospedale di Liverpool, poi morto per l’interruzione delle cure mediche a causa della sua malattia giudicata incurabile, proprio il pontefice le aveva chiesto di provare a portarlo in Italia. Enoc è andata in Inghilterra, senza successo, e ha saputo della morte del bambino mentre era con l’Organizzazione Mondiale della Sanità in un’Aleppo distrutta dalla guerra civile. Per questo, ha deciso di stilare la Carta dei diritti del bambino in ospedale, un fondamento per il futuro delle cure mediche pediatriche che nasce dal suo interesse di piantare semi, non tanto di vederli crescere. Questo episodio rivela anche la fiducia che il Papa ha in lei. Quando lui l’ha ricevuta la prima volta come presidente dell’ospedale, le ha detto spiritosamente: «Lei ha cominciato a tagliare un salame, faccia le fette e arrivi fino in fondo».

P. Occhetta ha aggiunto che Enoc mette insieme diversi ossimori: è fedele ma amata dai laici; non è madre (non per scelta) ma generativa; coniuga l’approccio di un ente privato con la funzione pubblica. Lei ha ribadito che il cristiano, per servire il bene comune, deve essere generativo. La personale non generatività non l’ha fatta sentire meno donna, perché l’ha provata con i giovani che ha curato. Il libro, insomma, è da leggere come se fosse la storia di chi vive da cristiano e ha ricevuto tanti doni dal Signore. Tarquinio ha chiuso dando una bella descrizione della presidente dell’ospedale pediatrico romano: lei incarna l’unione tra fede e scienza, che serve per vedere le persone nella loro dignità.

Luca Frildini

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