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Durante la pandemia aumenta la deforestazione dell’Amazzonia

In aprile il tasso di disboscamento è stato il peggiore degli ultimi dieci anni grazie alla confusione dell’emergenza sanitaria.

Il Brasile sta affrontando, oltre all’emergenza coronavirus che ha portato il Paese al terzo posto mondiale nel numero di contagiati, un’emergenza ambientale. Come riporta Mondo e Missione, secondo l’Instituto do Homen e Meio Ambiente da Amazônia nel mese di aprile 2020 il tasso di deforestazione dell’Amazzonia è stato il peggiore degli ultimi dieci anni. Durante questo periodo di pandemia sono scomparsi 529 chilometri quadrati di verde, pari tre volte la superficie della città di Milano, con un aumento del 171% rispetto a un anno fa.

Alberi abbattuti e incendi appiccati servono per aumentare le aree coltivabili, espandere le piantagioni intensive (in particolare di soia) e allargare i pascoli. Oltre a ciò, le popolazioni locali stanno denunciando anche i cosiddetti garimpos, cercatori d’oro e minatori che si accaparrano in maniera illecita terre per sfruttarle dal punto di vista minerario. Un terzo dei territori coinvolti sono nello Stato del Parà; seguono Mato Grosso, Rondônia, Amazonas, Roraima e Acre. Il missionario Padre Sisto Magro, coordinatore della Comissão Pastoral da Terra della Diocesi di Macapá, nello stato dell’Amapá, ha commentato così la grave situazione, che va di pari passo con il rischio di collasso del sistema sanitario nazionale:

«Gli invasori di terra se ne approfittano, perché chi deve controllare ora è più assente di prima. Gli impresari dell’agrobusiness si stanno dando molto da fare e il loro lavoro sporco è oscurato dall’emergenza del virus, per cui nessuno se ne accorge. Invece stanno avanzando, stanno disboscando. Continuano a sottrarre terra pubblica, continuano a occupare le proprietà dei piccoli agricoltori che non hanno mezzi e voce per ribellarsi».

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