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L’educatore professionale in oratorio / 7

Le domande poste ai relatori alla fine della prima parte del seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”.

Ecco le domande poste ai relatori alla fine della prima parte del seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”, tenutosi il 18 novembre 2016 a Bologna e organizzato dal TECO – Tavolo Educatori Cooperative Oratorio in collaborazione con le cooperative Altra Tensione, AnimaGiovane, Aquila e Priscilla, Curiosarte, Don Bosco, Eidè, ET – Educatori di Territorio, Pepita e con il sostegno di Confcooperative Emilia Romagna, FOI – Forum Oratori Italiani, ReteSicomoro. Di seguito, potete anche trovare alcuni spunti di riflessione dalle parole dei relatori.

Lo spazio per un giro di interventi nasce dalla domanda sull’immediato, su quanto si può fare nel breve periodo per rendere maggiormente vivace una figura che, come è stato detto da tutti nella mattinata, ormai c’è e in alcuni casi da molti anni, ma che in questo momento sembrerebbe ad un bivio: aspettare i tempi lunghi di molte istituzioni, oppure approfittare di spazi che già ci sono per una valorizzazione piena dell’educatore in oratorio. Le risposte, brevi, perché a ciascuno è stato concesso un tempo limitato, rilanciano aspetti detti nel primo giro di interventi oppure aprono disponibilità a proseguire nella riflessione.

Vanna Iori ribadisce il lavoro che si sta facendo in merito alla definizione e approvazione della legge sull’educatore; don Samuele ribadisce che la scelte dell’educatore di una cooperativa è una garanzia per tutti, e importante è che la singola realtà ecclesiale non appalti settori fondamentali della pastorale oratoriana; Rossi ribadisce la disponibilità di Confcooperative ad aprire un tavolo nazionale per lo studio delle questioni contrattuali; don Vincenzo raccomanda che si “perda” molto tempo in un serio discernimento sulla figura dell’educatore, che non può prendere il sopravvento sulla comunità; Moschini ribadisce che oggi non è pensabile che una comunità faccia tutto da sola, anche se è la comunità stessa a dover “dettare” l’organizzazione teorica e pratica della sua azione evangelizzatrice.

Ottavio Pirovano
cooperativa Aquila e Priscilla

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