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L’educatore professionale in oratorio / 3

L’intervento di don Samuele Marelli, direttore della Fondazione Oratori Milanesi, al seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”.

Vi proponiamo l’intervento di don Samuele Marelli, direttore della Fondazione Oratori Milanesi e responsabile del coordinamento Oratori Diocesi Lombarde, al seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”, tenutosi il 18 novembre 2016 a Bologna e organizzato dal TECO – Tavolo Educatori Cooperative Oratorio in collaborazione con le cooperative Altra Tensione, AnimaGiovane, Aquila e Priscilla, Curiosarte, Don Bosco, Eidè, ET – Educatori di Territorio, Pepita e con il sostegno di Confcooperative Emilia Romagna, FOI – Forum Oratori Italiani, ReteSicomoro. Di seguito, potete anche trovare alcuni spunti di riflessione dalle parole di don Marelli.

La premessa è la situazione di molti oratori, nella quale il prete è anziano: ai sacerdoti non si riconosce più capacità di lettura del mondo giovanile o, in generale, essi sono in affanno perché hanno responsabilità su più oratori o in più parrocchie. L’educatore, quindi, ci vuole? Quando? Che profilo deve avere? È il sostituto del prete?

Anzitutto, la figura dell’educatore è ormai imprescindibile in molti luoghi e negli ultimi venti anni è una figura che in molti oratori si è introdotta e sviluppata. L’educatore non è un sostituto del prete, non può esserlo, ma soprattutto non deve esserlo: c’è una ricchezza laicale che deve trovare il modo di esprimersi. Forse si è iniziato così; è stato pensato, di fatto, come una sostituzione, mentre bisogna recuperare l’ecclesiologia conciliare che parla di corresponsabilità educativa tra consacrati e laici, sguardi, competenze e prospettive complementari, comunione tra le vocazioni, oggi necessaria anche a vari livelli.

In particolare, come fa l’educatore professionale a sviluppare il volontariato?

Una dovuta premessa sono le esperienze di quelle Chiese che hanno puntato sulla professionalità spesso non in ambito educativo (nord Europa e Stati Uniti), ma sono esperienze che non devono bloccare la presenza professionale. Il rischio della professionalità si deve correre in oratorio e in ambito educativo, con prudenza, ma è da correre. Gratuità non è data dal non essere pagato, come la professionalità non deriva solo dal titolo di studio. Lo stile, anzitutto, è da curare: gratuità è passione educativa, professionalità è competenza.

Stile, soprattutto ecclesiale, nel nostro ambiente è importante: si va a lavorare in una comunità cristiana.

La chiarezza dei compiti è la chiave per un giusto bilanciamento tra la figura professionale e il volontariato: presenza, attività dell’oratorio, progettualità dicono lo sviluppo dell’azione educativa in oratorio. L’educatore deve gradualmente passare dalla logica della presenza a quella della progettualità. L’educatore non deve fare molto, ma fare bene! A partire dalla progettualità, la sua competenza si gioca in ambito formativo e nel lavoro di rete sia tra oratori che con le istituzioni del territorio.

Ottavio Pirovano
cooperativa Aquila e Priscilla

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