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L’educatore professionale in oratorio / 5

L’intervento di Pierlorenzo Rossi, direttore Confcooperative Emilia Romagna, al seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”.

Vi proponiamo l’intervento di Pierlorenzo Rossi, direttore Confcooperative Emilia Romagna, al seminario “Dalla necessità al progetto. L’educatore professionale in oratorio”, tenutosi il 18 novembre 2016 a Bologna e organizzato dal TECO – Tavolo Educatori Cooperative Oratorio in collaborazione con le cooperative Altra Tensione, AnimaGiovane, Aquila e Priscilla, Curiosarte, Don Bosco, Eidè, ET – Educatori di Territorio, Pepita e con il sostegno di Confcooperative Emilia Romagna, FOI – Forum Oratori Italiani, ReteSicomoro. Di seguito, potete anche trovare alcuni spunti di riflessione dalle parole di Pierlorenzo Rossi.

Perché la cooperativa?

Che cos’è la cooperazione? Il termine lo dice chiaramente, è “operare insieme”. Operare è un termine che richiama la manualità, lo sporcarsi le mani, ma anche il creare qualcosa di bello e importante (“È un’opera!”). Quindi, la cooperazione è un lavorare insieme che crea qualcosa che lascia il segno. Ma il prodotto è solo il simbolo del processo, che è molto più importante. Perché il metodo cooperativo è il metodo vincente rispetto a quello antagonistico, che pure pare più gettonato.

Quando si punta sul metodo del più forte prima o poi perdiamo, e definitivamente. È l’esperienza di vita a dircelo: non possiamo essere sempre i più forti. O perché arriva uno più forte di noi, o perché diventiamo più deboli noi stessi. A questo punto è lecito chiedersi come mai, se è vero che il metodo cooperativo è il più forte, scegliamo decisamente più spesso quello antagonistico. Semplicemente perché il metodo cooperativo è più forte, ma sui tempi lunghi. Sull’immediato vince l’agonistico. Lavorare insieme costruendo qualcosa di comune è un percorso lungo e faticoso. Per fortuna ne vale la pena.

Di solito, ce ne accorgiamo in momenti faticosi e di bisogno, come anche ci ricorda Rossi nel suo intervento. Ma non c’è niente di male in questo. Anzi. Perché è proprio da questo sentire di aver bisogno dell’altro che nasce questo mettere insieme da parte di tutti e di ciascuno. E da questo mettere insieme nasce, a sua volta, il potere formativo della cooperazione. Potere principalmente educativo, che punta a generare un nuovo modello da società. Potere che poi sostiene la priorità che la cooperazione dà alla formazione in tutti i suoi ambiti.

Ma cosa c’entra la cooperativa in oratorio?

Il principio è lo stesso. La cooperazione è il metodo lavorativo che meglio risponde alle esigenze degli oratori perché riprende il giusto modello per la comunità stessa. Inoltre, la parrocchia non ha come mission quella di lavorare imprenditorialmente nel mondo educativo. Una cooperativa sì, e questa imprenditorialità fa sì che ci sia una ricerca dei sapere costante, da cui attingono tutti i dipendenti. È un luogo di confronto dove un educatore incontra altri colleghi che vivono la stessa dimensione. È un luogo di crescita professionale in rete con altri mondi e altri percorsi arricchenti. Ed è proprio questo essere così che le rende possibile il proporsi agli oratori come strumento per la mission degli oratori stessi.

Il problema non è quindi quello della cooperazione, che, come ricorda Rossi, “è quasi un sindacato d’impresa che mette a disposizione tutta una serie di strumenti”, che cerca di dare risposte nel lungo periodo perché non c’è “nessun interesse a far nascere una cooperativa che dopo un anno e mezzo deve chiudere, perché di costi di chiusura sono più di quelli di apertura”. La questione è, invece, nel rapporto che si deve creare tra oratori e cooperative; tra progetti diocesani, oratori e cooperative. Una questione aperta che richiede una continua riflessione, a partire proprio da questa che propone Pierlorenzo Rossi.

Gigi Cotichella
cooperativa AnimaGiovane

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