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Una famiglia musulmana ha salvato due anziane cristiane dagli jihadisti

A Mosul, durante la dominazione dello Stato Islamico le amiche sono state nascoste e protette da un vicino di casa.

Negli oscuri anni in cui Mosul e gran parte della piana di Ninive, nell’Iraq settentrionale, erano soggiogati dalla dominazione jihadista del sedicente Stato Islamico, due anziane donne cristiane si sono salvate grazie a una famiglia musulmana che le ha nascoste nella propria casa. Elias Abu Ahmed, le sue due mogli e i quattrodici figli si sono presi cura della loro salute. Quando passava qualche miliziano a ispezionare l’abitazione, il padre le presentava come sua nonna e sua zia, salvandole così da un probabile esilio.

Come racconta AsiaNews, recentemente il patriarcato caldeo di Babilonia ha fatto uscire questa storia su due amiche e coinquiline: la novantottenne Camilla Haddad e Mary Fathohi Weber, che però è morta per cause naturali nel 2015. Dall’estate dell’anno precedente si erano perse le loro tracce, proprio quando le milizie di al-Baghdadi stavano iniziando a occupare la città. Da quel momento sembrarono scomparse, ma la carità della famiglia di fede islamica ha alimentato la speranza. L’uomo ha infatti dichiarato: «Le ho considerate come parte della mia famiglia, ripetendo spesso che “Siamo tutti fratelli”».

La Chiesa cristiana irachena, però, non ha mai smesso di cercarle. Per questo, il cardinale Louis Raphael Sako ha voluto incontrare la superstite, che aveva conosciuto quando era sacerdote a Mosul assieme alle sorelle, le quali contribuivano nell’opera di assistenza ai poveri e andarono con lui a Roma durante l’Anno Santo. L’anziana signora ha raccontato che il vicino Elias Abu Ahmed ha accolto lei e la sua amica perché non erano riuscite a fuggire. Impaurite, hanno quindi trovato qualcuno che ha detto loro che avrebbe fatto di tutto per proteggerle.

Camilla Haddad aveva alcuni soldi da parte, così ha potuto contribuire al sostentamento dei familiari e alla crescita dei figli, anche perché il modesto stipendio da operaio del padre spesso non bastava. Alla proposta se voleva essere trasferita in una struttura sanitaria per avere maggiori cure, lei ha rifiutato, dicendo di sentirsi troppo legata ai suoi salvatori che l’hanno inclusa nella famiglia e protetta e di voler restare nella casa.

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