Filippine: i vescovi pubblicano una lettera pastorale sulla pace

La fede cristiana non celebra la guerra né la vendetta, ma chiama alla verità, alla giustizia e alla riconciliazione.

Il 20 maggio 2026 la Conferenza episcopale delle Filippine (CBCP), guidata dall’arcivescovo Gilbert Garcera di Lipa, ha diffuso una dichiarazione pastorale dedicata alla pace, alla luce dei conflitti in corso in Medio Oriente e in altre parti del mondo.

Il documento esorta le comunità cristiane a farsi promotrici di dialogo, rispetto reciproco tra culture e religioni, e gesti concreti di solidarietà, affinché la pace possa radicarsi prima nelle famiglie e nelle parrocchie per poi diffondersi più ampiamente. Si auspica che ogni parrocchia diventi luogo di preghiera e riconciliazione, ogni famiglia un ambiente di compassione e ogni fedele un testimone attivo di misericordia e dialogo.

La lettera si unisce all’appello del Santo Padre per la pace nel contesto delle tensioni in Medio Oriente, sottolineando come dietro ogni decisione militare ci siano vite umane concrete: bambini, famiglie sfollate, anziani, persone ferite e comunità distrutte. Viene espressa preoccupazione anche per il conflitto tra Stati Uniti e Iran e per le sue ripercussioni, oltre che per le numerose altre situazioni di crisi presenti nelle Filippine, in Asia e nel resto del mondo. Il testo ribadisce il valore sacro di ogni vita umana e respinge la normalizzazione della violenza, gli attacchi contro i civili, gli atti di terrore e le punizioni collettive, ricordando che la violenza genera solo altra violenza e lascia ferite durature.

Particolare attenzione viene data anche alle conseguenze ambientali dei conflitti: bombardamenti e operazioni militari inquinano aria, suolo e acqua, distruggono foreste e terreni agricoli, lasciando alle generazioni future danni difficili da riparare.
Per il popolo filippino, la crisi mediorientale ha effetti diretti, soprattutto per i numerosi lavoratori filippini impiegati nella regione, la cui sicurezza e il cui futuro pesano sulle famiglie rimaste in patria. L’aumento dei costi energetici si traduce inoltre in rincari diffusi e in un maggiore peso economico per le famiglie più povere, in particolare lavoratori giornalieri, agricoltori, pescatori e anziani.

I vescovi invitano i fedeli a un discernimento attento, resistendo a narrazioni semplicistiche, disinformazione e divisioni ideologiche, e a formare la propria coscienza sul Vangelo piuttosto che sulla propaganda o sui toni dei social media. Viene ribadito che la fede cristiana non celebra la guerra né la vendetta, e non porta a demonizzare interi popoli o religioni, ma chiama alla verità, alla giustizia e alla riconciliazione, mantenendo viva la speranza anche nei momenti più difficili.
Ai leader delle nazioni viene rivolto un appello a privilegiare il dialogo sul dominio, la diplomazia sulla distruzione e la moderazione sulla rappresaglia, ricordando che la vera grandezza si misura dalla capacità di costruire pace e tutelare la dignità umana, non dalla forza distruttiva.

Un passaggio specifico è dedicato al ruolo degli educatori cattolici, chiamati a formare coscienze libere da ideologie e pregiudizi, secondo i valori del Vangelo.
Infine, la lettera invita diocesi, parrocchie, comunità religiose, scuole e associazioni laicali a intensificare la preghiera per la pace e a rafforzare le iniziative di carità — mense parrocchiali, dispense comunitarie, interventi di emergenza — a sostegno delle famiglie più colpite dalla crisi economica, sul modello di solidarietà già mostrato durante la pandemia.

Tratto da Asianews.it