Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Nella guerra nel Tigrai sono stati uccisi almeno 78 religiosi

Secondo testimonianze, i militari etiopi avrebbero sparato intenzionalmente ai consacrati ortodossi all’interno di luoghi sacri.

Secondo una lettera riservata indirizzata al Sinodo della Chiesa ortodossa etiope, datata 15 aprile 2021, durante cinque dei sei mesi di guerra nella regione del Tigrai sono stati massacrati almeno settantotto religiosi ortodossi. Preti, diaconi, monaci e coristi sono vittime delle truppe di Addis Abeba e di quelle di Asmara, le quali, secondo le testimonianze, avrebbero sparato intenzionalmente ai consacrati all’interno di luoghi sacri.

Il contenuto del documento, ottenuto in esclusiva dal quotidiano britannico Telegraph e ripreso da Avvenire, rivela che sono stati attaccati i templi di Gergera Maryam, Adi’Zeban Karagiorgis, Kidanemihret Bosa, Taksa e il monastero di Da Abune Ayzgi. Secondo la tradizione cristiana ortodossa etiope, durante le festività del santo patrono i religiosi rimangono nelle chiese e proprio in quei giorni i militari li avrebbero preso di mira.

In un video fatto uscire di nascosto dal Paese, il capo della Chiesa ortodossa d’Etiopia Mathias, originario del Tigrai, ha condannato per la prima volta quello che definisce il genocidio del governo di Abiy Ahmed contro il popolo tigrino, iniziato il 4 novembre dello scorso anno. Il patriarca, che ha anche dichiarato che in questi mesi è stato censurato, ha parlato di abusi, crimini e attacchi a chiese e monasteri. Ma il segretario generale del sinodo della Chiesa ortodossa, l’arcivescovo Yoseph, ha preso le distanze da queste dichiarazioni, bollate come opinioni personali in quanto non approvate dal sinodo.

La questione, insomma, complica ulteriormente una situazione già drammatica, tenendo conto che questa spaccatura riguarda la principale istituzione religiosa etiope, che si rivolge a circa cinquanta milioni di fedeli. Intanto, il governo dell’Etiopia continua a negare il massacro di civili avvenuto lo scorso novembre nella città santa ortodossa di Axum: la maggior parte dei morti sarebbero stati combattenti nemici del Fronte popolare di liberazione tigrino che non vestivano abiti militari. Ma, secondo inchieste indipendenti internazionali, molte delle almeno ottocento persone uccise dai soldati eritrei erano fedeli che si stavano recando nella cattedrale che custodisce l’Arca dell’Alleanza in occasione della festa della Vergine Maria.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print