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La guerra nel Tigray sta colpendo anche preti e missionari

Tra crimini e massacri, nella regione dell’Etiopia si sta consumando una catastrofe umanitaria tra le peggiori di sempre.

Sono passato cento giorni da quando è iniziata la guerra civile tra le forze federali e quelle regionali del Tigray, nel nord dell’Etiopia. Purtroppo, le drammatiche notizie che sono trapelate dall’isolamento a cui è sottoposto questo territorio sono state confermate dai testimoni diretti: crimini di guerra, stupri di massa, massacri di civili e religiosi sono una realtà. Questo è il lato peggiore della catastrofe umanitaria che, secondo Caritas, ha portato a decine di migliaia di morti, oltre un milione e trecentomila sfollati interni, più di due milioni e trecentomila persone bisognose di assistenza umanitaria.

Come si legge su Avvenire, tra le deportazioni forzate dei rifugiati eritrei e la distruzione di campi profughi di Hitsats e Shimelba, le violenze sessuali contro donne e ragazze (confermate della ministra etiope delle donne Filsan Abdullahi Ahmed) e le uccisioni dei giovani, il bombardamento di scuole, ospedali e mercati a Humera, Macallè e Scire, il dito è puntato contro le truppe federali e quelle eritree, loro alleate e nemiche del Tplf, il partito egemone del Tigray. La presenza di questi ultimi è negata sia dal governo dell’Etiopia sia dal regime di Asmara, ma è confermata dalle autorità locali e dai comandanti federali.

Le violenze stanno colpendo pesantemente anche i religiosi. Ad Irob, nella piana semidesertica confinante con la regione dell’Afar e l’Eritrea, sono stati uccisi solo in un mese trenta preti copti ortodossi, mentre stavano pregando in chiesa. La chiesa ortodossa di Sant’Amanuel, nel villaggio montano di Negash, è stata presa di mira da artiglieria pesante e carri armati. Altre chiese a Humera, Macallè e Scire sono state colpite da bombardamenti. Missioni e conventi cattolici sono stati saccheggiati e religiosi e religiose derubati anche dei crocifissi portati al collo. Il Tigray è purtroppo finito in un vortice di atroci violenze.

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