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Guerra del Tigray, sette milioni di persone senza aiuti umanitari

Nella regione dell’Etiopia ai massacri e alle distruzioni del conflitto militare si aggiunge l’impossibilità di portare soccorsi.

«Ci sono stragi di innocenti massacrati solo a causa della loro appartenenza etnica e moltitudini che stanno letteralmente morendo di fame: bisogna aprire immediatamente i corridoi umanitari per soccorrere chi ormai è allo stremo». Sono drammatiche queste parole dichiarate all’Agenzia Fides da un esponente, anonimo per ragioni di sicurezza, della Chiesa del Tigray etiope, regione colpita da una devastante guerra dal novembre del 2020.

In un territorio in cui nove ospedali su dieci sono ormai distrutti, le scuole sono chiuse e le banche non possono erogare moneta, sette milioni di persone vivono senza cibo e acqua sufficienti, medicinali e farmaci, elettricità, comunicazioni telefoniche e internet da più di un anno. Gli operatori umanitari stimano che servirebbero oltre cento camion di aiuti umanitari al giorno per la loro sussistenza. Ma molteplici vincoli impediscono i soccorsi: restrizioni per motivi di sicurezza alla circolazione e agli accessi, blocchi dei trasporti terrestri e aerei, limite di prelievo di contanti, carenza di forniture di base nel mercato. Così, gli aiuti sono limitati alle città e alle zone che si trovano lungo le strade principali.

Come dichiarato all’Agenzia Fides dal Segretariato cattolico della Diocesi di Adigrat, la quale copre l’intero Tigray, la situazione è sempre più grave per milioni di adulti e bambini, compresi i tanti gli sfollati interni. Essi soffrono di fame e malnutrizione e devono affrontare malattie e pericoli di morte, compreso il rischio di ammalarsi di Covid-19. Fino a metà giugno dello scorso anno, la diocesi e le congregazioni religiose operanti sotto l’Eparchia riuscivano a dare il proprio contributo.

Purtroppo, soprattutto dal 28 giugno 2021 si sono intensificati i problemi di una guerra portata avanti anche con attacchi indiscriminati condotti tramite caccia, elicotteri e droni. I massacri di civili su base etnica, la distruzione di case, lo spostamento forzato di milioni di individui, la violenza di genere, la rovina dell’economia e delle istituzioni e la distruzione di infrastrutture sociali e patrimoni culturali e religiosi mostrano che ogni ulteriore ritardo porterà a un disastro umano e sociale sempre più irreparabile.

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