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Il patriarca di Mosca è accusato di eresia

Centinaia di teologi ortodossi condannano Kirill per la sua dottrina del “mondo russo” che giustifica la guerra in Ucraina.

Il sostegno all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia espresso dal patriarca Kirill ha portato sessantacinque teologi ortodossi (e non solo) di tutto il mondo a scrivere, su iniziativa della greca Accademia per gli studi teologici di Volos, un testo nel quale accusano di eresia il capo del Patriarcato di Mosca. La sua dottrina del “mondo russo” chiamato a evangelizzare gli altri popoli e l’Occidente, in preda alla corruzione e alla perdita dell’identità cristiana, si può infatti ricondurre all’etno-filetismo, condannato dalla Chiesa ortodossa al Concilio di Costantinopoli nel 1872 e definito come l’esaltazione della differenza delle razze e delle differenze nazionali all’interno della cristianità.

Un’eventuale risoluzione del problema sollevato dal documento, che nel frattempo ha raccolto centinaia di firme (Famiglia cristiana), potrà essere condotta solo dal Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa, l’autorità suprema delle diverse Chiese autocefale sparse nel mondo. Infatti, la dichiarazione si esprime sulla giustificazione dell’aggressione armata russa in chiave propriamente teologica, articolandosi in sei parti ciascuna preceduta da una citazione neotestamentaria: è la Paola di Dio a indicare il modo con cui guardare il presente e i suoi drammi. Inoltre, ognuno di questi punti si conclude con una presa di posizione nei confronti della dottrina del “mondo russo” grazie a espressioni come «condanniamo come non ortodosso e rifiutiamo…», che ricordano gli anatemi conciliari.

Nel testo emerge la preoccupazione che tale eresia, la quale da anni fornisce un fondamento religioso alle guerre volute dal presidente Putin, sia una minaccia di portata storica. Infatti, essa sottende che esista una civiltà russa transnazionale chiamata Santa Rus’, che include Russia, Ucraina e Bielorussia e le etnie russofone di tutto il mondo. Il suo centro politico sarebbe Mosca, il centro spirituale Kiev (da un punto di vista storico “madre di tutta la Rus’”), la lingua il russo, la Chiesa quella ortodossa russa e il patriarca quello di Mosca. Questo fondamentalismo che pretende di creare con la forza una comunione spirituale, morale e culturale è contro i principi della Chiesa ortodossa, del Vangelo, del Credo niceno-costantinopolitano, dei Concili ecumenici e dei Padri della Chiesa.

Ad esempio, nel punto intitolato con la citazione «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28) è legato il rifiuto di «ogni dottrina che attribuisca istituzione o autorità divina, sacralità o purezza speciali a una qualsiasi singola identità locale, nazionale o etnica, o valuti qualsiasi cultura particolare come speciale o divinamente ordinata, sia essa greca, rumena, russa, ucraina o qualsiasi altra». Oppure, in quello che richiama l’esortazione «Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13, cfr. Os 6,6 e Is 1, 11-7) emerge il rimprovero contro «coloro che pregano per la pace mentre mancano di fare attivamente la pace, sia per paura che per mancanza di fede».

Leggi qui il testo completo della dichiarazione

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