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Hiv, tubercolosi e malaria: la pandemia rischia di cancellare 20 anni di conquiste

In alcuni stati i test sull’Hiv si sono dimezzati e i tracciamenti dei nuovi malati di tubercolosi si sono ridotti del 75%.

Con la pandemia in corso, le conquiste ottenute negli ultimi vent’anni contro la diffusione di Hiv, tubercolosi e malaria rischiano di andare perdute. Lo rivela il nuovo rapporto del Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria, organizzazione, che fino all’anno scorso aveva contribuito a ridurre del 50% il numero delle vittime nei più di cento Paesi in cui opera, salvando solo nel 2019 sei milioni di persone. Ma ora si prevede un deciso aumento di nuovi casi.

Come riporta Avvenire, in alcuni stati i test condotti sull’Hiv si sono dimezzati e i tracciamenti dei nuovi malati di tubercolosi si sono ridotti anche del 75%. Inoltre, certi governi sono stati costretti dall’emergenza Covid-19 a posticipare le campagne con cui distribuiscono le zanzariere, lasciando così milioni di persone maggiormente vulnerabili alla malaria. Per rispondere a questa inversione di tendenza, è necessario agire con velocità. Servono quindi un aumento della capacità di tracciamento e di test, una maggiore protezione del personale sanitario, il rafforzamento dei sistemi sanitari locali e un adattamento dei programmi già esistenti.

Nel 2019, nei Paesi in cui ha operato il Fondo globale le persone che hanno ricevuto farmaci antiretrovirali sono state 20,1 milioni, le madri sieropositive in cinta aiutate a evitare la trasmissione dell’Hiv 718.000, gli individui testati e curati per la tubercolosi 5,7 milioni, coloro che hanno ricevuto una zanzariera per proteggersi dalla malaria 320 milioni. Questi risultati sono stati possibili grazie allo sforzo congiunto di agenzie governative e organizzazioni della società civile. Solo con un mondo unito e guidato dal forte impegno delle comunità si possono sconfiggere le malattie.

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