Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Hong Kong, arrestato un ex missionario attivista per la democrazia

Assieme a 52 ex parlamentari, ora rilasciati, ha rischiato l’imputazione in base alla legge nazionale sulla sovversione.

Ormai Hong Kong è sempre più controllata dal regime cinese. Il 6 gennaio di quest’anno sono stati arrestati cinquantatré ex parlamentari, che si erano dimessi lo scorso novembre in segno di protesta e che, come attivisti democratici, avevano preso parte alle manifestazioni popolari che nel 2019 avevano coinvolto circa due milioni di cittadini. Come riporta Mondo e Missione, l’accusa è incredibile: queste persone sono imputate per aver organizzato in vista delle elezioni parlamentari previste per lo scorso settembre, poi cancellate dal governo, delle primarie democratiche informali attraverso la partecipazione telefonica. Siccome i democratici avrebbero potuto vincere tutti i seggi a loro disposizione, quest’azione è stata assurdamente giudicata come un atto di sovversione nei confronti delle funzioni del governo.

L’applicazione della legge nazionale sulla sovversione, che prevede fino all’ergastolo, è particolarmente straniante perché dovrebbe riguardare azioni violente ed estremistiche, non condotte portate avanti da persone moderate e ben conosciute. Tra loro, per la prima volta è stato arrestato un cittadino straniero, l’anziano avvocato statunitense John Clancy, anche presidente della Commissione Asiatica per i Diritti Umani. Jack – così viene chiamato – è arrivato a Hong Kong negli anni sessanta come missionario cattolico dell’istituto di Maryknoll, per poi diventare cappellano degli studenti universitari cattolici e, dopo aver lasciato il ministero ordinato, difensore dei diritti umani, della giustizia e della democrazia.

AsiaNews afferma che, secondo quanto dichiarato dalla polizia della città asiatica, i cinquantatré arrestati non sono stati colpiti da alcuna imputazione formale e hanno ottenuto la libertà su cauzione, a parte l’ex presidente del Partito democratico Wu Chi-wai che non ha voluto consegnare il proprio passaporto. L’indipendenza del sistema giudiziario di Hong Kong sta ormai svanendo, colpita dal potere del governo centrale cinese che si muove contro il principio “un Paese, due sistemi” e il rispetto della Basic Law, la Costituzione cittadina. La legge sulla sicurezza nazionale, che ha già fatto fuggire molti attivisti democratici, probabilmente verrà ancora utilizzata in modo inappropriato e minerà sempre più la speranza di libertà.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print