Letture: Gen 12,1-4; Sal 32; 2Tm 1,8-10; Mt 17,1-9
Ombra e luce, salite e discese: di questo parla oggi il Vangelo, quasi a farci capire che l’una non può esistere senza l’altra, che le fatiche e le estasi si tengono per mano, si accompagnano, si compenetrano. Come il trapassare del giorno alla notte e della notte al giorno. Non parla oggi Gesù, non fa discorsi stupefacenti o edificanti: prende quei tre amici fragili, impulsivi e veri e se li porta dietro sul monte, non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. Succede così fra amici.
E loro sul monte ci arrivano proprio così come sono, incapaci di capire fino in fondo, fragili e limitati: come noi. La luce non è un premio esclusivo per quelli che non sbagliano mai, ma è per tutti, per chi sa restare e accettare di salire, per chi sa staccarsi dalla banalità e respirare aria un po’ più pulita. E me li immagino, quei tre, stropicciarsi gli occhi, guardare a bocca aperta quel che sta succedendo, spalancare lo sguardo per cercare di capire: “un volto come il sole, vestiti candidi come luce”. Il velo è caduto: brilla finalmente un Gesù tutto intero, compiuto, attraversato interamente dalla luce che lo abita.
È come se fosse caduta una coperta, come se si fosse all’improvviso rivelata una verità.
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Don Luigi Verdi
Dopo il tempo della prova nel deserto, tempo disteso e prolungato, tempo che chiede perseveranza, discernimento e fortezza, oggi il vangelo di questa seconda domenica di quaresima ci presenta un evento fugace che chiede vigilanza, lucidità e soprattutto ascolto. Per Gesù è il passaggio dal buio delle tentazioni alla gloria luminosa della Trasfigurazione, per noi è traccia di un cammino che ci chiede di fidarci delle promesse del Signore (come ci narra la prima lettura, tratta dal capitolo dodicesimo della Genesi), cammino nel quale ci viene data la forza della grazia di Dio manifestata in Cristo Gesù (come annuncia Paolo nella seconda lettura), cammino nel quale la luce viene da una nube e dove ci viene detto che per vedere è necessario ascoltare, come i ciechi i quali proprio perché ciechi affinano in modo straordinario la loro capacità di ascolto.
“Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!”: in questo imperativo forte, conciso, preciso sta l’essenza di tutta la nostra capacità di discernimento, ovvero di riconoscere in quell’uomo Gesù il figlio amato, di vedere la luce della gloria in quel corpo provato, come ciascuno di noi, dalle tentazioni, di confessare in quel condannato appeso a una croce il salvatore del mondo.
Come Gesù prenderà con sé tre discepoli per portarli sull’alto monte, luogo della presenza e della rivelazione di Dio, luogo dove Dio parlava faccia a faccia con Mosè, ma anche luogo in disparte (cf. Mt 17,1), fuori dai luoghi comuni, così Dio chiama Abramo a uscire dalla terra in cui vive, ad affrontare un cammino inedito verso una terra che gli è sì promessa, ma che è anche sconosciuta.
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Sorella Ilaria
II Domenica di Quaresima
Anno A
Letture: Gen 12,1-4; Sal 32; 2Tm 1,8-10; Mt 17,1-9
Ombra e luce, salite e discese: di questo parla oggi il Vangelo, quasi a farci capire che l’una non può esistere senza l’altra, che le fatiche e le estasi si tengono per mano, si accompagnano, si compenetrano. Come il trapassare del giorno alla notte e della notte al giorno. Non parla oggi Gesù, non fa discorsi stupefacenti o edificanti: prende quei tre amici fragili, impulsivi e veri e se li porta dietro sul monte, non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. Succede così fra amici.
E loro sul monte ci arrivano proprio così come sono, incapaci di capire fino in fondo, fragili e limitati: come noi. La luce non è un premio esclusivo per quelli che non sbagliano mai, ma è per tutti, per chi sa restare e accettare di salire, per chi sa staccarsi dalla banalità e respirare aria un po’ più pulita. E me li immagino, quei tre, stropicciarsi gli occhi, guardare a bocca aperta quel che sta succedendo, spalancare lo sguardo per cercare di capire: “un volto come il sole, vestiti candidi come luce”. Il velo è caduto: brilla finalmente un Gesù tutto intero, compiuto, attraversato interamente dalla luce che lo abita.
È come se fosse caduta una coperta, come se si fosse all’improvviso rivelata una verità.
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Don Luigi Verdi
Dopo il tempo della prova nel deserto, tempo disteso e prolungato, tempo che chiede perseveranza, discernimento e fortezza, oggi il vangelo di questa seconda domenica di quaresima ci presenta un evento fugace che chiede vigilanza, lucidità e soprattutto ascolto. Per Gesù è il passaggio dal buio delle tentazioni alla gloria luminosa della Trasfigurazione, per noi è traccia di un cammino che ci chiede di fidarci delle promesse del Signore (come ci narra la prima lettura, tratta dal capitolo dodicesimo della Genesi), cammino nel quale ci viene data la forza della grazia di Dio manifestata in Cristo Gesù (come annuncia Paolo nella seconda lettura), cammino nel quale la luce viene da una nube e dove ci viene detto che per vedere è necessario ascoltare, come i ciechi i quali proprio perché ciechi affinano in modo straordinario la loro capacità di ascolto.
“Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!”: in questo imperativo forte, conciso, preciso sta l’essenza di tutta la nostra capacità di discernimento, ovvero di riconoscere in quell’uomo Gesù il figlio amato, di vedere la luce della gloria in quel corpo provato, come ciascuno di noi, dalle tentazioni, di confessare in quel condannato appeso a una croce il salvatore del mondo.
Come Gesù prenderà con sé tre discepoli per portarli sull’alto monte, luogo della presenza e della rivelazione di Dio, luogo dove Dio parlava faccia a faccia con Mosè, ma anche luogo in disparte (cf. Mt 17,1), fuori dai luoghi comuni, così Dio chiama Abramo a uscire dalla terra in cui vive, ad affrontare un cammino inedito verso una terra che gli è sì promessa, ma che è anche sconosciuta.
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Sorella Ilaria