III Domenica di Quaresima

Anno A

Letture: Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Ci sono incontri che, riletti a distanza di tempo, sembrano appuntamenti; ci sono casualità che aspettano di incastrarsi nella vita quotidiana e che quella vita te la stravolgono, la lucidano, le danno respiro. Tutto qua all’inizio sembra casuale: Gesù che si ferma stanco al pozzo, la donna che, guarda caso, proprio a quell’ora va a quel pozzo a prendere acqua, il sole alto e i discepoli che si sono dileguati in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

Casuale appare anche la sete di Gesù appena vede la donna, come se la stesse aspettando, come se avesse sete di lei. Sete è bisogno di Dio e dell’essere umano, è linguaggio comune, appartenenza reciproca. Gesù ci mostra oggi un Dio che si presenta a partire dal desiderio, dalla mancanza: non un Dio che giudica e che si impone, ma un Dio che si affida a te, mendicante anche lui.

E questa donna potrebbe apparire un po’ impertinente con le sue continue domande: non smette di interrogare e chiedere spiegazioni tanto da sembrare addirittura sfacciata; ma anche lei ha sete, sete di senso. È lei che pone le grandi domande: dove adorare, come vivere, cosa conta davvero. Ed è a lei che Gesù fa una delle rivelazioni più stravolgenti: “Sono io, che parlo con te”. Non rivela questo ad un teologo o ad un potente, ma ad una donna ai margini, come se la verità più profonda potesse essere accolta solo da chi non ha più nulla da difendere. Da chi ha sete.

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Don Luigi Verdi

Era improbabile che un uomo ebreo parlasse a una donna samaritana per chiederle un sorso d’acqua. La donna glielo fece notare. Poiché quell’uomo era Gesù, sapeva tutto della sua vita turbolenta ma non si preoccupava delle apparenze. Era persino più pronto di lei a mettere da parte il decoro e le ostilità tribali nell’interesse del momento. Eccoli lì, al pozzo di Giacobbe e vicino al campo di Giuseppe, antenati cari a entrambi.

Presumo che lei gli abbia dato da bere, visto che la maggior parte delle donne nelle Scritture è molto gentile. Gesù le dice qualcosa di misterioso: che se lei glielo avesse chiesto, lui le avrebbe dato “acqua viva”. Questo sembra smuovere la sua devozione samaritana. Il pozzo di Giacobbe, reso sacro dal suo essere associato con i patriarchi e dalla sua antichità, che dopo tanti anni era ancora in grado di sostenere coloro che vi si recavano, non poteva essere meno meraviglioso di qualsiasi acqua quell’uomo potesse offrirle.

Nonostante tutto, lei lo capisce in un modo che porta alla conversione sua e dei suoi amici. Sembra straordinario, dato che all’inizio Gesù non fa altro che dirle che sa dei suoi molti mariti, il genere di cosa che potrebbe essere spiegato come comune pettegolezzo. Sulla base di questo, tuttavia, lei corre a dire agli amici e alla famiglia che potrebbe aver incontrato un profeta, forse addirittura il Messia. Nella sua eccitazione, lascia lì la sua brocca d’acqua, che doveva essere essenziale per le sue fatiche quotidiane perché, come osserva Gesù, anche chi beve dal pozzo più venerabile avrà di nuovo sete.

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Marilynne Robinson