Il rinnovamento dell’episcopato negli Stati Uniti: la scelta pastorale dei vescovi migranti

Molti dei nuovi pastori possiedono un’esperienza diretta dello sradicamento e della frontiera.

Nel corso del primo anno di pontificato di Leone XIV, emerge una chiara linea pastorale nelle nomine episcopali per gli Stati Uniti: quasi la metà dei nuovi presuli (11 su 26) è di origine straniera, proveniente in particolare dall’America Latina e dall’Asia. Questa scelta assume un profondo significato ecclesiale e sociale, specialmente nel contesto delle rigide politiche migratorie promosse dall’Amministrazione di Donald Trump. Per il Pontefice, la tutela e la dignità dei migranti non sono questioni secondarie, bensì una testimonianza concreta di fedeltà al Vangelo.

Molti dei nuovi pastori possiedono un’esperienza diretta dello sradicamento e della frontiera. Storie emblematiche delineano questo nuovo volto ecclesiale:
• Evelio Menjivar-Ayala, originario di El Salvador e giunto negli Stati Uniti da adolescente senza documenti, è stato nominato alla guida della diocesi di Wheeling-Charleston (West Virginia).
• Michael Pham, rifugiato vietnamita giunto negli Stati Uniti da bambino, guida la diocesi di San Diego, dove sostiene personalmente i migranti nei percorsi legali.
• Emilio Biosca Agüero, cappuccino con una lunga esperienza missionaria, assume la guida della diocesi di Venice (Florida), dopo aver operato in una parrocchia di Washington fortemente colpita da arresti e deportazioni di fedeli ispanici.
• Manuel de Jesús Rodríguez e John Jairo Gómez (di origine colombiana) sono stati destinati rispettivamente alle diocesi di Palm Beach (Florida) e Laredo (Texas), aree cruciali per le dinamiche migratorie e di frontiera.

Diverse di queste nomine interessano territori politicamente conservatori o storicamente legati all’elettorato di Donald Trump (come il West Virginia o la zona di Mar-a-Lago in Florida). La decisione pontificia non si configura come un’azione politica, ma come una risposta pastorale volta a favorire il dialogo e l’integrazione, in un contesto in cui la componente ispanica rappresenta ormai il 36% dei cattolici adulti statunitensi e la maggioranza tra i giovani.

Tale transizione rispecchia la storia stessa della Chiesa americana che, dopo aver visto l’avvicendarsi di guide pastorali di origine irlandese nell’Ottocento e italiana nel Novecento, continua a riflettere nei propri pastori il volto mutevole e universale dei fedeli che ne compongono le comunità.

Tratto da Avvenire