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Imparare a credere attraverso l’esperienza della paura

Un percorso quaresimale nel Vangelo di Marco assieme ai discepoli, che dal timore verso Gesù arrivano alla fede nella sua pienezza.

“Il tema della paura attraversa l’intero Vangelo di Marco dall’inizio alla fine. Come quello della fede, perché la paura è esattamente la controfigura della fede, è il passaggio ineludibile che porta a fidarsi con tutto il cuore. Credere è passare dalla paura alla fede, ma nel senso che occorre attraversare la paura per scoprire il senso ultimo della fiducia totale nel Padre. Il credente allora passa dalla paura alla fede, impara a credere perché affronta la sfida della paura, perché la attraversa come una nube che insieme oscura e rivela. Incontrare Gesù suscita innanzitutto paura. Lo possiamo vedere fin dal primo incontro che avviene nella sinagoga di Cafarnao, al termine del quale tutti si chiedevano spaventati e pieni di paura “chi fosse Gesù?” (Mc 1,27‐28); anche nell’incontro con Giairo, la cui figlia malata sembra ormai prossima alla morte, Gesù semplicemente dice al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!” (5,36). ”

In una sua riflessione quaresimale, don Antonio Torresina affronta tre passaggi nel Vangelo di Marco che conducono alla consapevolezza che il timore è presagio di una fede giunta alla sua pienezza: la paura nell’attraversamento del lago, la paura lungo la strada verso Gerusalemme e, infine, la paura trasfigurata delle donne al sepolcro. Con un percorso particolare tra paura e fede, i discepoli imparano a credere anche perché passano attraverso l’esperienza disorientante e travolgente della paura.

“Tutto il Vangelo è un cammino alla ricerca di Gesù, della sua identità, e culmina davanti al crocifisso, dove solo è possibile confessarlo come Figlio di Dio. Questa ricerca passa dalla paura che accompagna il cammino dei discepoli dall’inizio alla fine. E termina con un silenzio che sembra strano, perché ancora una volta è un silenzio di paura. Si conclude così, infatti, il Vangelo di Marco: “Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite” (Mc 16,8). Ma è una paura trasfigurata, è il timore di fronte al mistero, il presagio di una presenza che non avrà mai fine, perché ha vinto la morte. […] La nostra fede come la barca dei discepoli deve attraversare la paura, ci deve bastare la presenza silente di Gesù che condivide fino alla fine la nostra condizione umana, per imparare credere, per fidarci ogni giorno di lui, misteriosamente presente.”

Leggi qui il testo completo della riflessione

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