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Nell’impegno di quaggiù la via per la santità

Nella chiesa di Santa Maria d’Antico in Valmarecchia, una Mater misericordiae ci ricorda l’importanza della difesa della fede.

Nel comune emiliano di Maiolo, la chiesa romanica di Santa Maria d’Antico sorge su quelli che erano i possedimenti dei conti Oliva. Questi nobili dominavano la scena politica e sociale della Valmarecchia e, nella seconda metà del Quattrocento, fecero costruire l’edificio sacro. Sulla facciata di sasso marrone chiaro, spicca sopra il portale una lunetta in pietra bianca, con un altorilievo raffigurante una Mater misericordiae.

Come racconta su Avvenire suor Gloria Riva, la Vergine, che, secondo l’iconografia consueta, apre con le braccia il manto formando una sorta di abside dove trovano rifugio i suoi protetti, non accoglie bambini smarriti come nel caso della Madonna degli Innocenti a Firenze, e nemmeno il semplice popolo di Dio come nella Madonna della Misericordia di Piero della Francesca. Essa accoglie guerrieri.

“Sono otto da un lato e nove dall’altro, quasi l’esercito dell’ottavo giorno, i cavalieri delle beatitudini impegnati nell’ultima battaglia della vita che è quella della santità. La Vergine è anche la regina degli angeli e la sua regalità è testimoniata da Dio Padre che, con la mano benedicente, sovrasta la lunetta. Lo stesso Dio Padre è un guerriero, si evince dalla corazza e regge con la mano sinistra il mondo sul quale campeggia la croce.”

Questi milites, radunati sotto il mantello di Maria, non sono altro che i soldati del conte Gian Francesco Oliva, fedeli alla causa del loro signore e di quella del Signore, difensori della loro terra e della loro fede. Oggi è difficile accostare la via per la santità alle armi.

“Tali concetti, invece, nel Quattrocento erano riletti anche alla luce della vita spirituale. Nell’impegno e nella lotta di quaggiù si riconosceva un altro impegno e un’altra lotta: quelli per la santità. Così, sopra Dio Padre, ecco un rosone, adornato da otto colonne con capitelli a foglia d’acqua e otto archetti trilobi, testimoniare la città di Dio. Gli archi trilobi disegnano lo spazio ideale di ventiquattro porte: sono le porte della Gerusalemme celeste, rimando a quell’ottavo giorno che raggiungeranno coloro che, fedeli a Cristo, trovano rifugio sotto il manto della Madre di Dio.”

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