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India, altro attacco a una scuola cattolica

La Holy Cross High School delle suore della Santa Croce è stata presa di mira da un gruppo di radicalisti indù.

Alla Holy Cross High School, situata a Kolhapur, nel Maharashtra, le suore della congregazione della Santa Croce fanno studiare centinaia di bambine. Ma questo non piace al gruppo di radicalisti indù Shiv Sena e lo Yuva Sena, ala giovanile dell’organizzazione, ha pensato di devastare la scuola cattolica. Le piccole, presenti assieme agli insegnanti nei momenti della devastazione il 22 gennaio, sono sotto shock. Ad AsiaNews, il segretario generale dell’All India Christian Council John Dayal esprime la sua rabbia:

“La vandalizzazione della scuola cattolica da parte dell’ala giovanile dello Shiv Sena, alleato di governo del Bjp [Bharatiya Janata Party], è davvero preoccupante. È scioccante di per sé e indicativo dell’aspro scontro che i gruppi fondamentalisti attuano nei confronti delle minoranze religiose nella corsa alle elezioni generali.”

La preside della scuola primaria, sr. Bharati, racconta che hanno fatto irruzione nell’istituto circa venti persone, gridando contro la dirigenza scolastica.

“Si lamentavano delle rette scolastiche e hanno iniziato a maltrattare me e lo staff. Quando io ho chiesto di mantenere la calma e proposto di discutere in maniera pacifica, hanno iniziato a distruggere tutto. L’attacco è stato così improvviso e efferato che le studentesse delle prime classi tremavano di paura e sono ancora in stato di shock. È stato drammatico e non abbiamo potuto far niente, se non assistere impotenti all’atto di vandalismo”.

Solo due persone sono state arrestate, mentre la scuola è stata temporaneamente chiusa e messa sotto protezione l’istituto. Purtroppo, questo non è un caso isolato nell’India degli ultimi anni, complice anche il governo nazionalista. Secondo l’attivista cattolico John Dayal, «in India avviene almeno un incidente al giorno contro il clero, le scuole o le chiese della comunità cristiana. Anche i musulmani, la minoranza religiosa più numerosa del Paese, vengono attaccati di continuo. […] Il silenzio delle amministrazioni statali, l’impunità che questi gruppi godono nei confronti di polizia e autorità civili, creano un ambiente aggressivo. Di certo questo non è un bene per la democrazia in India».

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