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L’infermiere di parrocchia, un nuovo aiuto per la comunità

L’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della CEI e l’Azienda Sanitaria Locale Roma 1 hanno dato il via a un progetto sperimentale.

Sono molti gli anziani soli che rinunciano alle cure mediche per difficoltà economiche o perché non hanno chi li possa accompagnare nelle strutture sanitarie e non sanno a chi rivolgersi. Per provare a risolvere questo problema, l’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute della CEI e l’Azienda Sanitaria Locale Roma 1 hanno firmato un accordo che prevede l’istituzione dell’infermiere di parrocchia, con un progetto sperimentale di durata quinquennale.

Come riportato da Avvenire, questa figura opererà all’interno delle parrocchie facendo da raccordo tra la comunità e le sue reti sociali e il Servizio Sanitario Nazionale, senza sostituirsi ad esso. Un referente della Pastorale della salute raccoglierà le esigenze dei singoli e le condividerà con l’infermiere di parrocchia, che potrà attivare procedure e servizi per risolvere i problemi di salute. Grazie a questa proceduta, chi ha bisogno di cure avrà quindi la possibilità di entrare più facilmente in contatto con un infermiere della Asl.

L’originale iniziativa non è un sostituto dell’ambulatorio né un servizio sanitario aggiuntivo o alternativo, ma un modo per integrare un approccio di prossimità nel sistema socio-sanitario pubblico. Inoltre, si andrà ad affiancare a quello che già fanno le Caritas, potenziando ciò che le parrocchie possono offrire a chi ha bisogno di aiuto per la propria salute.

Il progetto, che ha come partner professionali la Federazione degli Ordini Infermieristici e la Federazione delle Aziende Sanitarie, è al momento attiva nella diocesi di Roma, Alba e Tricarico. Da settembre, le varie chiese locali potranno stipulare convenzioni con le rispettive Asl e sfruttare il proprio potenziale di conoscenza delle necessità delle comunità. Siccome a livello nazionale le sacche di povertà sanitaria stanno aumentando, prossimamente verrà costituita una Consulta nazionale per i servizi sanitari di prossimità.

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