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L’insegnamento tra individualizzazione e personalizzazione

Due modelli formativi complementari da integrare nella programmazione didattica.

Da almeno quindici anni, nella scuola italiana si parla di personalizzazione educativa: è un concetto pedagogico che già si applica per gli alunni disabili o per l’istruzione degli adulti, ma potrebbe essere un principio generale per guidare tutta la progettazione didattica o una scelta metodologica per progetti particolari. Il tema è stato affrontato dal prof. Andrea Porcarelli dell’Università di Padova nel suo intervento “Personalizzazione e/o individualizzazione: necessità di un chiarimento” in occasione dell’XI Giornata pedagogica organizzata dal Centro Studi per la Scuola Cattolica dell’Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI, che si è tenuta lo scorso ottobre.

Dopo aver elencato le ragioni di un’organizzazione tayloristica dell’insegnamento, ovvero un sistema rigido che lascia poco spazio alla flessibilità, e quelle per una personalizzazione dell’attività educativa, egli si sofferma sul modo in cui andrebbe ripensata l’offerta formativa per valorizzare i talenti di ciascun alunno intercettando gli stili cognitivi personali. I due modelli alternativi sul piano pedagogico sono l’individualizzazione e la personalizzazione.

La prima «tiene conto di alcune differenze individuali (stili cognitivi), ma la finalità complessiva è di tipo istruttivista, i talenti e/o le difficoltà personali vengono considerati in obliquo, in quanto favoriscono o ostacolano l’apprendimento. Tende a privilegiare una didattica di tipo riparativo (percorsi di recupero) per chi ha difficoltà di apprendimento». La seconda, invece, «muove da una finalità di tipo educativo (educare la persona per mezzo dell’istruzione), per cui le differenze e le specificità personali non rappresentano un ostacolo ma un’occasione preziosa da valorizzare anche nella progettualità didattica (vengono considerate in recto e non in obliquo). Tutta la didattica è – virtualmente – personalizzata».

In sostanza, nell’individualizzazione i traguardi sono uguali per tutti, nella personalizzazione i traguardi sono differenti per ognuno. Entrambi i modelli portano a traguardi importanti per la vita degli studenti: l’individualizzazione ad assicurare a tutti il possesso delle conoscenze e delle competenze fondamentali per l’accesso alla cittadinanza attiva; la personalizzazione a permettere a ognuno di sviluppare le proprie specifiche potenzialità e inclinazioni, in vista delle proprie scelte professionali. Così definite, esse rappresentano misure formative complementari e la scuola dovrebbe perciò integrarle nel proprio profilo didattico. Il prof. Porcarelli propone infine delle suggestioni per un’individualizzazione e una personalizzazione sostenibili, fornendo anche consigli di lettura.

Guarda qui le slide dell’intervento

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