Kenya, Nigeria, Egitto sono stati spesi almeno 2 miliardi di dollari per sistemi basati sull’intelligenza artificiale implicazione rilevante per i diritti fondamentali.
Kenya, Nigeria, Egitto sono stati spesi almeno 2 miliardi di dollari per sistemi basati sull’intelligenza artificiale implicazione rilevante per i diritti fondamentali.
Un rapporto dell’Institute of Development Studies evidenzia una forte espansione degli investimenti nelle tecnologie di sorveglianza digitale in Africa, con implicazioni rilevanti per i diritti fondamentali.
Lo studio analizza 11 Paesi — tra cui Kenya, Nigeria ed Egitto — nei quali sono stati spesi almeno 2 miliardi di dollari per sistemi basati sull’intelligenza artificiale: riconoscimento facciale, raccolta di dati biometrici, monitoraggio di persone e veicoli. Tali strumenti sono spesso inseriti nei progetti di “città intelligenti”, promossi anche nell’ambito della Via della Seta Digitale legata alla Belt and Road Initiative.
Sebbene presentati come mezzi per migliorare la sicurezza e modernizzare le infrastrutture urbane, questi sistemi operano in modo continuo e capillare. Il rapporto sottolinea l’assenza di prove concrete sulla loro efficacia nel ridurre la criminalità, mentre emergono rischi concreti per la tutela della privacy, della libertà di espressione e del diritto al dissenso.
Particolare preoccupazione riguarda l’uso delle tecnologie per monitorare attivisti, oppositori politici e giornalisti, con possibili effetti di repressione e autocensura. In diversi contesti, tali strumenti sarebbero già stati impiegati per controllare proteste o scoraggiare la partecipazione pubblica.
Gli investimenti risultano particolarmente elevati in alcuni Paesi: la Nigeria guida la classifica, seguita da Mauritius e Kenya, con migliaia di telecamere installate negli spazi pubblici. Tuttavia, le garanzie legali restano limitate: nella maggior parte dei casi mancano meccanismi adeguati di tutela o risarcimento in caso di abusi.
Il quadro complessivo evidenzia una fragilità normativa che rischia di favorire un controllo esteso della popolazione. La ricerca richiama inoltre una continuità storica tra le pratiche di sorveglianza dell’epoca coloniale e le moderne tecnologie digitali: cambiano gli strumenti, ma permane il rischio di limitare libertà personali e diritti civili.
Per realtà ecclesiali e comunità impegnate nella promozione della dignità umana, emerge l’urgenza di vigilare affinché l’innovazione tecnologica sia orientata al bene comune e rispettosa della persona, evitando derive che possano compromettere libertà fondamentali e giustizia sociale.
Tratto da Nigrizia.it