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Iran, scarcerati nove cristiani in cella da due anni

La Corte suprema ha sancito che appartenere a una chiesa domestica e riunirsi a pregare non è un pericolo per la sicurezza nazionale.

Non sono ancora definitivamente liberi, ma nove cristiani, un pastore protestante della Church of Iran e alcuni membri della sua comunità, sono stati scarcerati dalle autorità iraniane tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Anche se devono affrontare il giudizio di revisione del processo che li vede condannati a diversi anni di prigionia, come sottolinea AsiaNews questa è una notizia di speranza in un Paese dove la libertà religiosa non è scontata e gli abusi e le repressioni sono ripetute. L’annuncio è stato ben accolto dai movimenti e dagli attivisti per i diritti umani, come l’organizzazione inglese non profit Article18 che opera per la libertà religiosa in Iran e la protezione dei cristiani perseguitati.

La condanna era arrivata in un processo lampo tenuto a settembre del 2019, dopo che il reverendo era stato accusato di aver messo in pericolo la sicurezza dello Stato, promosso il cristianesimo sionista e dato vita con altri fedeli a una chiesa domestica. Pochi mesi dopo, il suo ricorso, fatto soprattutto per ottenere gli arresti domiciliari e uscire dal carcere che stava diventando un focolaio di Covid-19, era stato respinto dal giudice. L’ong internazionale Christian Solidarity Worldwide, che sta seguendo da vicino la vicenda, aveva manifestato la sua profonda preoccupazione per l’assenza di un giusto processo e le accuse prive di fondamento.

Ora, gli attivisti hanno accolto la scarcerazione con soddisfazione, ma con cauto ottimismo. Il presidente Mervyn Thomas ha infatti dichiarato: «Tuttavia stanno ancora affrontando accuse infondate ed eccessive semplicemente per aver esercitato il loro diritto alla libertà di religione o di credo. Non hanno commesso crimini e continuiamo a chiedere alle autorità iraniane di porre fine all’uso strumentale di accuse relative alla sicurezza nazionale contro membri della comunità cristiana che esercitano pacificamente la pratica della loro fede».

In questo periodo, le autorità iraniane si stanno dimostrando meno severe e oppressive. In occasione del Natale, su ordine del capo della magistratura diversi detenuti cristiani armeni e assiri, tra i quali addirittura un convertito condannato per apostasia e propaganda contraria all’islam, hanno avuto dieci giorni di libertà per le feste. Inoltre, recentemente la Corte suprema ha sancito che appartenere a una chiesa domestica e riunirsi a pregare non fa dei cristiani dei pericoli per la sicurezza nazionale e che i convertiti non devono essere processati e incriminati.

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