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In Iraq si stanno restituendo case e terreni sottratti ai cristiani

L’iniziativa del comitato costituito dal leader sciita Muqtada al Sadr mira a verificare i casi illegali di esproprio.

In Iraq, a inizio gennaio un comitato pubblico è stato incaricato dal leader sciita Muqtada al Sadr di raccogliere e verificare le notizie e i reclami relativi ai casi illegali di esproprio di beni immobiliari subiti dai proprietari cristiani negli ultimi anni. Grazie agli indirizzi di posta elettronica e account Whatsapp messi a disposizione, entro la fine del prossimo Ramadan essi possono inviare i documenti di proprietà di case e terreni posseduti, così da poter dimostrare di essere stati vittime di sottrazioni abusive. Ad oggi, come riporta l’Agenzia S.I.R., sono trentotto i beni immobiliari già restituiti ai legittimi proprietari.

Secondo l’Agenzia Fides, il capo della formazione politica sadrista, che gode di una forte rappresentanza nel Parlamento di Baghdad, avrebbe come intento quello di ristabilire la giustizia nei confronti dei cristiani, anche se le violazioni sono state commesse da membri del suo movimento e le famiglie colpite da procedimenti illegali hanno ormai lasciato il Paese. Questo fenomeno si è diffuso a causa di connivenze e coperture da parte di funzionari corrotti e disonesti. Da quando i cristiani sono stati costretti a esodi di massa durante le guerre degli ultimi due decenni, milizie e bande locali o clan familiari influenti si sono appropriati di case e terreni rimasti incustoditi.

La decisione di Muqtada al Sadr era stata accolta con gratitudine dal Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, che a gennaio ha ricevuto una delegazione guidata dallo sheikh Salah al-Obaidi recante un messaggio di felicitazioni per le feste del tempo di Natale. Il cardinale a capo della Chiesa caldea ha giudicato l’iniziativa importante per far prevalere la tutela del bene comune della nazione, ponendolo al di sopra di qualsiasi interesse privato o settario. Anche organizzazioni della società civile come l’associazione Hammurabi per i diritti umani e il Coordinamento delle donne irachene si sono mobilitate per il diritto dei cristiani a riavere le proprie case e i propri terreni sottratti loro abusivamente.

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