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Iraq e Siria, le prime comunioni portano la speranza

Dopo le persecuzioni dell’ISIS e le restrizioni per la pandemia, in diverse città numerosi bambini hanno ricevuto il sacramento.

Le immagini di centoventisei bambini che a fine aprile hanno ricevuto la prima comunione nella Piana di Ninive, in Iraq, ha commosso padre Karam Shamasha, sacerdote caldeo di Mosul. In un territorio dove alcuni anni fa le milizie dello Stato Islamico hanno cercato di eliminare la presenza cristiana, questo è un segno importante. Certamente siamo ancora lontani da un ritorno in massa di tutti i battezzati che sono fuggiti dalla regione e emigrati all’estero, ma comunque è una speranza per la comunità cristiana.

Lo riporta l’Agenzia Fides, che aggiunge che il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca della Chiesa caldea, ha amministrato la prima comunione a sedici fanciulli nella chiesa di Sant’Elia a Baghdad. Egli ha detto che il dono dei sacramenti rappresenta la sorgente della vita cristiana e l’Eucaristia è, citando sant’Efrem il Siro, «il cibo dei cuori per la vita eterna». Anche nella chiesa siriana di Qamishli, dedicata alla Vergine Maria, quarantacinque giovani siro-ortodossi hanno ricevuto la prima comunione e Mor Maurice Amsih, vescovo di Jazirah e dell’Eufrate, ha dichiarato che «Questi bambini e queste bambine sono per noi la speranza del futuro, sono la nuova linfa della Chiesa».

L’arrivo della primavera e del tempo di Pasqua ha dunque portato un vento di festa, nel quale il mistero sacramentale si è fatto segno potente di come la grazia ha custodito la fede nelle comunità cristiane locali. Dopo le violenze e i dolori che per anni hanno stravolto la vita quotidiana di iracheni e siriani e le limitazioni alle celebrazioni liturgiche imposte dalla pandemia di Covid-19, questi eventi, solitamente ordinari nella vita ecclesiale, hanno avuto un sapore speciale, sprigionando sentimenti di gratitudine e fiducia nel futuro.

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