La Magnifica humanitas: dalla lettura all’azione

Il rischio dell’ammirazione sterile: capire e affrontare restano due cose distinte.

C’è un fenomeno che potremmo chiamare scivolamento lento: il cambiamento silenzioso che avviene per accumulo di piccoli passi impercettibili. La memoria si delega, l’attenzione si accorcia, la capacità di sostare in un problema senza cercare soluzioni immediate si affievolisce. È in questa cornice che si inserisce la Magnifica humanitas, la prima enciclica papale interamente dedicata all’Intelligenza artificiale.

Il documento coglie il problema nel suo nucleo: i sistemi di IA possono simulare empatia, ma non comprendono ciò che producono. E individua il meccanismo sottostante nel paradigma tecnocratico, per cui l’efficienza diventa misura del valore e l’essere umano rischia di pensarsi come un progetto da ottimizzare, anziché come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione.

Il rischio dell’ammirazione sterile

Un’enciclica giusta, letta e ammirata ma non attuata, non è neutrale rispetto allo scivolamento: ne diventa parte. Condividere un passaggio significativo, sentirsi tra quanti “hanno capito”, procura la sensazione di aver agito — mentre si è soltanto consumato un contenuto che parla del non agire. Capire e affrontare restano due cose distinte.

Il livello personale

Attuare l’enciclica nel quotidiano significa, ad esempio, leggere una fiaba a un bambino — con il telefono in un’altra stanza, senza delegare la propria voce a una sintesi artificiale. Scegliere il gesto umano, con tutta la sua imperfezione e stanchezza, contro la versione ottimizzata del medesimo gesto. Paradossalmente, chi salta la lettura dell’enciclica ma compie comunque quel gesto è già più vicino a ciò che il documento chiede.

Il livello istituzionale

Per enti e istituzioni il rischio è ancora più insidioso. L’enciclica chiede trasparenza degli algoritmi, verifiche indipendenti, tutela dell’occupazione: richieste con costi concreti. Il modo più efficace per neutralizzarle non è respingerle, ma elogiarle. Citarla nei convegni, inserirla nelle premesse dei documenti etici, dichiarare di condividerne “lo spirito” — senza cambiare nulla nella pratica. L’elogio diventa la forma più sofisticata di sepoltura: il principio si fa citazione, la citazione premessa, la premessa decorazione. E una decorazione non vincola nessuno.

Condizione necessaria, non sufficiente

L’enciclica fornisce comprensione in modo eccellente. Ma la comprensione è condizione necessaria, non sufficiente. Le mura di Gerusalemme non furono ricostruite perché qualcuno avesse scritto che andavano ricostruite: furono ricostruite perché alcune persone presero in mano delle pietre. La differenza tra l’enciclica come rotta e l’enciclica come sedativo non la decide chi l’ha scritta. La decide chi la legge, nel momento in cui chiude il documento.

Tratto da Avvenire