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Per amore di nostra madre Terra

Lettura della Laudato si’, capitolo per capitolo, per capire la proposta di papa Francesco di una ecologia integrale. Introduzione.

1. Una novità

Con l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, per la prima volta il magistero pontificio riflette sul tema dell’ecologia in un modo più convincente e completo. Affronta, infatti, il tema dell’ecologia, certamente onorando il magistero dei papi che l’hanno preceduto, ma nell’orizzonte di una duplice prospettiva: 1) assumere la visione di una ecologia integrale, dove il tema dell’ambiente è strettamente connesso allo sviluppo tecnologico, al sociale, al culturale, al politico (interesse per la polis, per la città), alla condizione degli impoveriti della terra, alla sapienza delle religioni e – lì dove esistono – delle loro rispettive teologie; 2) intraprendere un cammino di conversione ecologica che chiede un cambiamento dei nostri stili di vita.

Inoltre, il papa elabora il testo valorizzando, secondo il criterio della collegialità, i contributi di varie Conferenze episcopali (Stati Uniti, Germania, Brasile, Patagonia-Comahue, Paraguay, …) e nel contempo accoglie le intuizioni e gli studi di scienziati, teologi e pensatori come H.J. Schellnhuber, P. Teilhard de Chardin, R. Guardini, J. C. Scannone, P. Ricoeur, anche di Dante Alighieri e perfino del musulmano sufi Ali al-Khawwas. In dialogo con tutti costoro il papa si propone di comprendere il mondo e la sfida di una ecologia integrale ponendosi dalla parte del “rovescio della storia”, vale a dire dalla parte delle periferie geografiche ed esistenziali, poiché è da una visuale decentrata che si colgono meglio i processi in atto.

Infine, sullo sfondo dell’enciclica vi è la consapevolezza, evidenziata dalla fede biblica, che l’essere umano (adam) è fatto di terra (adamah), è un terroso (Gen 1,26; 2,7; Laudato si’, n. 2): la terra gli appartiene, è dentro il suo corpo, è il suo habitat, è la sua casa, che a sua volta è la “casa comune” che appartiene a tutti, e che dovrebbe essere oggetto della cura di tutti e non del dominio e dell’abuso di alcuni.

2. La metodologia che struttura l’enciclica

Il papa nello scrivere l’enciclica assume lo schema metodologico-interpretativo in uso nella pastorale e nella teologia della Chiesa latinoamericana, una metodologia che viene da lontano, dalla JOC (Jeunesse Ouvrière Chrétienne, Gioventù Operaia Cristiana), movimento cristiano sorto in Belgio nel 1925 e sviluppatosi in Francia nel 1927. La metodologia si articola intorno a quattro verbi che scandiscono quattro momenti del processo interpretativo della realtà: vedere, giudicare, agire, celebrare.

a) Vedere, ovvero esaminare la situazione odierna della nostra “casa comune”. A questo primo momento è dedicato il cap. 1 (nn.20-61).

b) Giudicare, ovvero discernere la situazione, evidenziando le cause del degrado, le sfide e le risorse. Qui il discernimento si realizza su due fonti del sapere: quello scientifico (cap. 3: nn. 102-136) e quello biblico-teologico (cap. 2: nn. 63-100; cap. 4: nn. 138-162). Qui si realizza in maniera esemplare e veritiera il dialogo tra scienza e fede, tra il sapere scientifico e il sapere sapienziale ed etico della fede cristiana.

c) Agire, ovvero la proposta di itinerari e di pratiche che interpellano la politica internazionale e locale, l’impegno sociale, il dialogo interreligioso (cap. 5: nn. 164-201), la cura educativa (per formare ad una “cittadinanza ecologica”) e il vissuto spirituale, cioè il vissuto orientato e animato dallo Spirito del Signore (cap. 6: nn. 203-245). È nell’agire quotidiano che si avverte l’urgenza di tenere insieme (interdipendenza) l’ecologico con il politico, il sociale, l’educativo e lo spirituale. Qui è la “conversione ecologica”.

d) Celebrare, è una celebrazione che scaturisce dall’adorazione del Creatore e dal rispetto e dalla cura della vita e della terra come casa comune, come sorella (n. 246). Qui, come sin dall’inizio (n. 1; 10) e lungo tutto il testo dell’enciclica, aleggia lo spirito fraterno e materno di S. Francesco di Assisi, il santo patrono di tutti coloro che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia (oggi anche molti giovani), figura esemplare per coloro che si prendono cura di tutto ciò che è debole e fragile, e promuovono con coraggio una ecologia integrale.

Egidio Palumbo
Mercoledì della spiritualità 2019, Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto

Capitolo I. La situazione della nostra casa comune

Capitolo II. L’urgenza di uno sguardo contemplativo

Capitolo III. La radice umana della crisi ecologica 

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