L’abbandono radicale di ogni sicurezza per appartenere unicamente a Dio e alla povertà.
L’abbandono radicale di ogni sicurezza per appartenere unicamente a Dio e alla povertà.
L’ostensione delle spoglie di San Francesco d’Assisi ad Assisi ha suscitato sorpresa tra credenti e non credenti. Nessuna ricostruzione del volto, nessun corpo ricomposto: solo ossa custodite in una teca. Un’immagine insolita rispetto alla tradizione devozionale, che spesso ha cercato di attenuare l’impatto della morte attraverso corpi rivestiti e sembianze restituite. Qui, invece, appare la realtà essenziale: un corpo consumato dal tempo e restituito alla terra. Proprio questa essenzialità invita a riflettere. L’esperienza spirituale di San Francesco d’Assisi offre una chiave interpretativa.
La sua vita è segnata da un cammino di progressiva spoliazione. Il gesto iniziale della conversione — la rinuncia pubblica ai beni e all’identità sociale davanti al vescovo — rappresenta l’abbandono radicale di ogni sicurezza per appartenere unicamente a Dio e alla povertà. Questa logica accompagna tutta la sua esistenza: rinuncia ai beni, al potere, fino a un distacco interiore totale. Anche la morte si inserisce in questo percorso. Le fonti francescane ricordano che volle essere deposto nudo sulla terra, come segno di totale restituzione.
Tommaso da Celano e San Bonaventura attestano il desiderio di conformarsi a Cristo povero e spogliato, fino all’ultimo istante. L’ostensione attuale appare dunque coerente con tale scelta: nessuna immagine addolcita, ma il segno concreto di una vita consegnata fino in fondo. Le ossa non nascondono la fragilità umana, ma la rivelano come luogo attraversato dalla santità. In questa prospettiva, emerge un messaggio essenziale: la santità non elimina la condizione umana, ma la trasfigura attraverso la libertà del dono totale. La spoliazione, vissuta consapevolmente, diventa così compimento di un’esistenza interamente affidata a Dio.
Tratto da Famigliacristiana.it