Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggere la Bibbia con i 5 sensi

Come poter leggere in modo efficace la Bibbia con i bambini senza che diventi una lettura noiosa, facendogli vivere l’esperienza che il testo suggerisce.

Come poter leggere in modo efficace la Bibbia con i bambini, senza che diventi una lettura noiosa, o che rischi di prescindere dal testo stesso perché ciò che conta è il messaggio che se ne ricava astrattamente? Forse un suggerimento arriva dalla Bibbia stessa.

Giovanni 1,1 “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita 2 (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta”.

Giovanni 1,11 “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. 12 A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio”.

Due testi molto autorevoli, non casualmente dello stesso autore, ci permettono di presentare una esperienza di narrazione di un testo del vangelo attraverso la sollecitazione dei cinque sensi, ovvero quella modalità attraverso la quale i piccoli conoscono la realtà e i grandi comprendono la verità di una relazione. Il prologo della I lettera di Giovanni è, sotto questo aspetto, veramente sorprendente: Dio si è fatto vedere, ascoltare, toccare, ovvero si è fatto conoscere vivendo, non semplicemente con un discorso o una rivelazione per pochi illuminati. Addirittura, Dio si è fatto carne e questo ha permesso e permette tuttora all’uomo, del momento in cui si incontrano dei credenti che testimoniano la loro fede, di vivere l’esperienza della vita stessa di Dio. E il prologo del Vangelo dice che solo chi accoglie il Figlio, e una persona la si accoglie attraverso il coinvolgimento dell’intera persona, diventa figlio di Dio.

Quali conseguenze ricaviamo per la nostra lettura del Vangelo con i piccoli? La questione non è risolvibile semplicemente leggendolo e cercando di spiegarlo con parole semplici, oppure non approfondendo alcune questioni difficili da comprendere; dobbiamo far vivere l’esperienza che il testo molto sinteticamente suggerisce per ascoltare quale buona notizia può offrire alla mia vita, seguendo le indicazioni che il testo stesso offre per utilizzare i cinque sensi.

Del resto, sempre Giovanni suggerisce perché ha scelto di raccontare solo alcuni momenti della vita di Gesù: sono quelli sufficienti e necessari per una risposta di fede all’appello di Gesù; e la fede chiede l’adesione di tutta la vita. Sentimento compreso! (Basta leggere Filippesi 2,4). L’utilizzo dei cinque sensi non è una questione puramente metodologica, riguarda direttamente il contenuto che si vuole trasmettere: una vita di Gesù vissuta continuamene nella relazione con gli uomini! Se vogliamo, è una lettura che permette di imparare a selezionare i testi, ad immaginare un cammino non tanto in base alle capacità intellettuali dei bambini, ma all’esperienza di vita che hanno alle spalle. Proviamo a passare ad alcuni esempi (in una prossima scheda approfondiremo ancora qualcosa sulla lettura con i cinque sensi). Scegliamo alcuni testi sul tema dell’accoglienza e sull’attenzione di Gesù nei confronti della folla e dei discepoli.

Marco 1,29 “E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli”.

Marco 1,40 “Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 42 Subito la lebbra scomparve ed egli guarì”.

Interessante sarebbe trovare delle attività che utilizzino il tatto come senso coinvolto maggiormente, perché Gesù attraverso il tocco rigenera: si potrebbe lavorare con il Das, cercando di dare forma a un pezzo che forma non ha. Meglio ancora, si potrebbe usare la plastilina, che ha una caratteristica interessante per il nostro intento: si riesce a modellare quando il calore della nostra mano la rende morbida. È il calore che trasmette una relazione! Oppure si potrebbero immaginare vari tipi di tocco: come si riconosce un tocco accogliente? I bambini sono maestri nel riconoscere al tocco l’accoglienza che si riserva loro. Possiamo anche legare per qualche minuto le mani di un bambino e chiedergli di fare gesti quotidiani come bere con un bicchiere, mangiare con una forchetta: fai l’esperienza di chi è bloccato e alla fine, quando lo liberi dal laccio, capirà al volo l’efficacia della liberazione portata da Gesù. Si capisce che il testo rimanda all’esperienza vissuta e vuole farla rivivere in altri tocchi, in altre relazioni che possono guarire, tra credenti, nella comunità.

Marco 4,35 “In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva». 36 E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 37 Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. 38 Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». 39 Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. 40 Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». 41 E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Scegliamo un altro episodio, questa volta con i discepoli come protagonisti. È evidente che un testo simile non puoi non viverlo, è una esperienza al confine tra vita e morte, è un momento in cui quello che hai pensato di Gesù non ti salva: per questo Gesù li richiama sulla fede, cioè su un atteggiamento che coinvolge tutta la persona. Infatti Gesù, in quel momento così vicino alla morte, dorme, ovvero si sente comunque al sicuro, e tutto il suo corpo ne trae giovamento. I discepoli, invece, sono nel pieno di un tentativo di autosalvezza! Qui con i bambini si può giocare con la musica, trovando delle musiche che descrivono i vari momenti della scena, aiutandoli a raccontare le sensazioni provate. Si può fare questo esercizio abbinandolo ai colori, cioè facendo colorare ogni brano musicale: ne vedrete delle belle!

Ottavio Pirovano
Cooperativa Aquila e Priscilla

Clicca qui per leggere le altre schede sulla Bibbia e i 5 sensi

Sei interessato a questo argomento? Clicca qui per chiedere gratuitamente informazioni a un esperto!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print