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Libanesi uniti nelle proteste senza distinzione religiosa

Le manifestazioni contro il sistema politico vedono uniti sciiti, sunniti, drusi, maroniti e melkiti, con anche l’appoggio di religiosi.

Le proteste che stanno scuotendo il Libano, scatenate dalla proposta di legge del ministro delle telecomunicazioni di una nuova tassa per l’utilizzo del social network Facebook e del sistema di messaggistica Whatsapp (già ritirata), hanno portato alla luce il malcontento e l’ira della gente che, spontaneamente, è scesa in piazza a manifestare contro il sistema politico. Si è arrivati anche a momenti di violenza, con le forze dell’ordine che hanno disperso i contestatori con cannoni ad acqua e pallottole di gomma, ma invano. Essi resistono, anche al grido di “rivoluzione”, come nelle Primavere arabe.

Da mesi, i libanesi stavano sobbollendo a causa dell’incrementato dei prezzi al consumo di tutti gli alimenti e molti prodotti, dell’aumento delle tasse, della disoccupazione. A questo si aggiunge la percezione di corruzione e impunità, garantita dal sistema giudiziario, dei politici. Così, senza distinzione etnica e religiosa, si sono uniti nella protesta musulmani sciiti e sunniti, drusi, cristiani maroniti, melkiti, armeni: per la prima volta sta emergendo un movimento unitario libanese che prescinda dalle appartenenze confessionali e partitiche.

Come riporta AsiaNews, il sostegno al popolo da parte dei religiosi è trasversale. Il patriarca maronita, il cardinale Beshara Raï, ha commentato la situazione da fuori Paese, sostenendo i manifestanti nella loro critica all’immobilità del governo nei confronti della crisi economica, che ha portato la disoccupazione vicina al 40%. Rivolgendosi all’autorità politica, ha sottolineato che lo spreco e le ruberie di denaro pubblico e il contrabbando attraverso strutture legittime e illegali come porti, aeroporti, dogane devono essere fermati.

Diversi religiosi sono addirittura scesi in piazza. A Beirut, un imam sciita ha dichiarato di prendere parte alle proteste a titolo privato, contro l’ingiustizia che subisce il popolo e contro il latrocinio dei governanti. A Jal el Dib, un prete maronita, sempre a titolo privato, ha detto che manifesta per i diritti degli esseri umani ad avere una vita buona e dignitosa.

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