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A causa del coronavirus c’è chi litiga per l’obbligo della comunione nella mano

La misura di prevenzione adottata dalla Chiesa maronita libanese è per i tradizionalisti contraria alla vera fede.

A causa dell’epidemia di coronavirus, la Chiesa maronita libanese ha deciso di rendere provvisoriamente obbligatoria la comunione nella mano. Una misura di buon senso, si direbbe, vista la capacità di diffusione della malattia. Ma, nell’importante periodo di Quaresima, questa precauzione si sta scontrando con la posizione della corrente tradizionalista, che la ritiene contraria alla vera fede.

Come raccontato da AsiaNews, durante la messa domenicale dell’8 marzo nella chiesa di Mar Zakhia (san Nicola) di Ajaltoun si è arrivati a un alterco tra il sacerdote, che reclamava obbedienza alla misura sanitaria, e i fedeli, i quali reclamavano che la devozione al Santissimo Sacramento non sarebbe stata possibile in questa modalità. La funzione religiosa è stata addirittura sospesa. Il vescovo di Jbeil, mons. Michel Aoun, è dovuto intervenire per ribadire che la comunione nelle mani va accolta in spirito di obbedienza e che essa non è una novità, quanto piuttosto una delle consuetudini più antiche della Chiesa.

«Sul modo in cui viene assunta la santa eucaristia durante la messa, san Cirillo di Gerusalemme (387 d.C.) ha scritto: “Quando ti avvicini [all’altare], fai della tua mano sinistra un trono per la tua destra, perché è lei che deve ricevere il Re, e ricevi il corpo di Cristo nel palmo della mano dicendo Amen. Dopo aver toccato i tuoi occhi per santificarli con il corpo santo, ricevi la comunione”. È la riscoperta di questi testi dei patriarchi, ai tempi del Concilio Vaticano II, che ha spinto i padri conciliari a far rivivere questa modalità antica di prendere la comunione nella Chiesa occidentale. Noi chiediamo ai fedeli di attenersi a questa misura […] tanto più che essa può beneficiare di una base teorica confermata anche dalle nostre tradizioni maronite.»

Il vescovo di Sarba, mons. Paul Rouhana, si è detto sorpreso che questa semplice misura di prevenzione possa essere sfruttata da chi crede di difendere una certa idea di purezza della fede. Egli fa riferimento a sacerdoti e laici di certi movimenti ecclesiali integralisti che screditano pubblicamente le decisioni della Chiesa, arrivando a dire che l’obbedienza alla Chiesa nel caso contestato è una “obbedienza al peccato” e una “caduta nelle reti del diavolo”. Ma la decisione riguardo la comunione nella mano non sminuisce la potenza del Dio presente nel sacramento nel guarire l’anima e il corpo. Per il vescovo maronita, solo così si mantiene l’unione tra fede e ragione, essenziale per governare la vita umana e il suo mondo.

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