Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

La libertà religiosa per il bene di tutti

Il nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale propone un approccio teologico alle sfide contemporanee.

Il documento La libertà religiosa per il bene di tutti della Commissione Teologica Internazionale propone un approccio teologico alle sfide contemporanee, elaborato dopo un approfondito studio condotto da un’apposita sottocommissione e approvato da Papa Francesco. Il testo parte dall’insegnamento della dichiarazione conciliare Dignitatis humanae del 1965 e dalla sua ricezione, nel magistero e nella teologia, dopo il Concilio Vaticano II (capitolo 2).

Poi, a modo di quadro sintetico dei principi, soprattutto antropologici, della comprensione cristiana della libertà religiosa, tratta della libertà religiosa della persona prima nella sua dimensione individuale (cap. 3) e dopo nella sua dimensione comunitaria, sottolineando tra l’altro il valore delle comunità religiose come corpi intermedi nella vita sociale (cap. 4).

Successivamente, il documento considera la libertà religiosa nei confronti dello Stato e offre qualche puntualizzazione a riguardo delle contraddizioni iscritte nell’ideologia di quella concezione di Stato religiosamente, eticamente, valorialmente neutrale (cap. 5). Infine, si sofferma sul contributo della libertà religiosa alla convivenza e alla pace sociale (cap. 6), prima di mettere in rilievo il posto centrale della libertà religiosa nella missione della Chiesa oggi (cap. 7).

La Commissione ha voluto in primo luogo proporre un aggiornamento ragionato della ricezione della Dignitatis humanae, in secondo luogo esplicitare le ragioni della giusta integrazione – antropologica e politica – fra l’istanza personale e quella comunitaria della libertà religiosa. L’esigenza di questo chiarimento è derivata essenzialmente dalla necessità che la stessa dottrina sociale della Chiesa tenga conto delle evidenze storiche più rilevanti della nuova esperienza globale.

“La testimonianza della fede cristiana abita il tempo e lo spazio della vita personale e comunitaria che sono propri della condizione umana. I cristiani sono consapevoli del fatto che questo tempo e questo spazio non sono spazi vuoti. E neppure spazi indistinti, ossia neutri e indifferenziati rispetto al senso, ai valori, alle convinzioni e ai desideri che danno forma alla cultura propriamente umana della vita. Essi sono spazi e tempi abitati dal dinamismo delle comunità e delle tradizioni, delle aggregazioni e delle appartenenze, delle istituzioni e del diritto. La più forte coscienza del pluralismo dei diversi modi di riconoscere e di attingere il senso della vita individuale e collettiva, che concorre alla formazione del consenso etico e alla manifestazione dell’assenso religioso, impegna giustamente la Chiesa nell’elaborazione di uno stile della testimonianza di fede assolutamente rispettoso della libertà individuale e del bene comune. Questo stile, lungi dall’attenuare la fedeltà all’evento salvifico, che è il tema dell’annuncio della fede, deve rendere ancora più trasparente la sua distanza da uno spirito di dominio, interessato alla conquista del potere fine a sé stesso.”

Leggi qui il testo completo del documento

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print