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Abbiamo fatto la catechesi, ora dobbiamo fare i catechisti

Di cosa parlano le linee guida per la catechesi in Italia per l’anno pastorale 2021-2022 “Artigiani di comunità”.

«Anche all’interno della Chiesa la pandemia da Covid-19 ha messo in questione le certezze e le conquiste che sembravano consolidate una volta per tutte. […] Tuttavia, nella crisi di pratiche e modelli consolidati sono emerse anche tante testimonianze eroiche di catechiste e catechisti, di religiose e religiosi, di parroci, di volontari e di comunità che hanno risposto con coraggio e creatività alle sfide della storia. Ora però è tempo di non procedere più da soli. Servono coralità, fraternità, decisioni condivise perché la proposta di annuncio e di catechesi non resti schiava di un modello sbiadito, abitudinario e opaco.»

Queste parole del presidente della CEI mons. Gualtiero Bassetti, contenute nell’introduzione del documento intitolato Artigiani di comunità elaborato dall’Ufficio catechistico nazionale, pongono l’obiettivo delle linee guida per la catechesi in Italia per l’anno pastorale 2021-2022. Il testo propone tre approfondimenti del discorso che Papa Francesco ha tenuto all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico il 30 gennaio di quest’anno. Mons. Franco Giulio Brambilla, presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della CEI, parte da uno spunto provocatorio: abbiamo fatto la catechesi, ora dobbiamo fare i catechisti. Propone quindi prima una riflessione su due figure di testimoni nel Vangelo di Giovanni che hanno la caratteristica essenziale di rimandare all’incontro con Gesù, Giovanni Battista e il Discepolo Amato, poi delinea alcuni tratti essenziali della spiritualità del catechista testimone, legati alla sua figura, alla sua coscienza e al suo linguaggio.

Mons. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, dedica il suo intervento al rapporto tra catechesi e futuro e all’importanza della catechesi come avanguardia della Chiesa. Ne emergono quattro tratti: essa deve rendere un servizio alla verità salvifica che viene dalla Parola di Dio, coltivare la preghiera e l’interiorizzazione che consentono un coinvolgimento personale, ascoltare il popolo di Dio, riflettere sugli strumenti migliori perché la comunicazione della fede sia davvero efficace. Mons. Erio Castellucci, vice presidente della CEI, si è soffermato sulla catechesi come evento sinodale, che va vista come esperienza comunitaria, popolare e artigianale.

Il documento prosegue con alcune indicazioni prospettiche per le comunità. Ad esempio, per don Vito Mignozzi, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano di Castellaneta, occorre riabilitare l’evangelizzazione, imparare sempre meglio ad abitare la “terra di mezzo”, permettere alle case di tornare ad essere chiesa, osare pratiche sinodali di discernimento e la fraternità. Don Francesco Zaccaria, docente di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica Pugliese, propone un’accoglienza e una condivisione di vissuti che coinvolgono tutta la persona, non solo a livello cognitivo ma anche a livello emotivo, e un discernimento comunitario per far emergere e interpretare i diversi modelli di Chiesa e per affrontare in maniera costruttiva un conflitto.

Poi, don Dionisio Candido, responsabile del Settore dell’apostolato biblico dell’Ufficio catechistico della CEI, offre alcuni spunti biblici per discernere e il dott. Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, parla di un nuovo stile di comunicazione che deve passare, per una testimonianza autentica, attraverso una riflessione sul tempo, la custodia e la cura, la narrazione, l’ospitalità, l’incontro. Infine, dopo una sezione dedicata a una sintesi delle narrazioni diocesane e regionali, mons. Valentino Bulgarelli, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della CEI, chiude con una riflessione per un rilancio, nella quale dice:

«È tempo che l’evangelizzazione abbia come destinatari privilegiati soprattutto gli adulti. Questa non è una indicazione nuova, ma merita adesso di essere ripresa con particolare urgenza. Gli adulti sono la figura paradigmatica del cristiano, poiché l’annuncio del Vangelo esige un’accoglienza cosciente e libera. È solo nel contesto di una comunità cristiana di adulti che trova il suo luogo naturale anche l’ingresso nella fede delle giovani generazioni. […] La pastorale non può essere più prevalentemente, se non esclusivamente, dedita ai bambini: occorre agire per formare personalità credenti adulte, capaci di rapportarsi cristianamente con le diverse situazioni della vita ordinaria.»

Scarica qui le linee guida per la catechesi 2021-2022 Artigiani di comunità

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