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Lockdown: tre quarti dei praticanti approvano lo stop alle messe in presenza

Nove su dieci giudicano efficaci le disposizioni di prevenzione sanitaria da applicare in chiesa.

Il 76% dei cattolici praticanti ritiene che la sospensione delle celebrazioni in presenza tra marzo a maggio, il periodo corrispondente al primo lockdown, sia stata una scelta necessaria da giudicare positivamente. Lo rivela un sondaggio dell’istituto di ricerche Ipsos, che indica quindi come l’interruzione delle messe sia stata in generale accolta positivamente dai parrocchiani. Solo un numero di fedeli compreso tra il 10% e il 18% è critico. Come spiega ad Avvenire Nando Pagnoncelli, che ha condotto l’indagine, la paura e la cautela nei confronti della pandemia non hanno fatto eccezione tra i cattolici, che comunque hanno accettato le misure restrittive non per rassegnazione.

A luglio, con la riapertura delle chiese per officiare le liturgie pubbliche, c’è stato comunque un calo dei partecipanti di circa un terzo, dovuto a una certa prudenza. Infatti, il 40% di chi ha deciso di non frequentare lo ha fatto per timore, mentre il 20% per problemi di salute o difficoltà a spostarsi. Il dato, essendo legato all’estate, periodo in cui di norma si registra un calo di presenza, sembra che si stia già riducendo grazie a una partecipazione maggiore da settembre. Le assenze tra i banchi si registrano soprattutto tra gli over 65. Il sondaggio rivela inoltre che l’88% dei praticanti giudica efficaci le disposizioni di prevenzione stabilite con l’intesa tra la CEI e il governo. Solo il 5% le ritiene fastidiose e invasive.

Infine, l’ultimo argomento trattato dall’indagine riguarda le messe trasmesse in streaming, che, dopo un iniziale boom legato ai mesi di blocco totale, sono state ridimensionate. Infatti, i cattolici che le seguivano con smartphone, tablet e computer si è ridotto a un quarto. L’esperienza della liturgia on line era legata all’emergenza e, quando si è potuto, è stata messa da parte. Ma se il web non può sostituire la partecipazione fisica, può comunque rappresentare un’opzione in più per le parrocchie, soprattutto nei confronti di chi è lontano o impossibilitato a muoversi.

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