Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

La lotta contro le multinazionali per il rispetto dei diritti umani

L’Africa Europe Faith and Justice Network chiede una regolamentazione vincolante per proteggere le popolazioni africane.

L’impatto delle attività svolte negli ultimi decenni dalle multinazionali che sfruttano le materie prime dell’Africa è stato particolarmente negativo, soprattutto se si guarda al rispetto dei diritti umani e si considera che le popolazioni autoctone patiscono l’esclusione dalla distribuzione delle ricchezze della terra si cui vivono. Come riporta Avvenire, a chiedere una regolamentazione delle imprese per migliorare la condizione sociale di migliaia di individui è l’Africa Europe Faith and Justice Network, un organismo internazionale composto da diverse congregazioni religiose e missionarie attive nel continente africano.

Per massimizzare profitti, diverse multinazionali si sono rese responsabili della violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e dei principi internazionali sulla salvaguardia dell’ambiente: uso di manodopera infantile, condizioni igieniche e di sicurezza inappropriate, territori sistematicamente usurpati anche con atti di violenza tramite l’utilizzo di agenti di sicurezza privata, danni ambientali. Inoltre, la loro forza economica permette di trarre vantaggio dai rapporti con i deboli e spesso corrotti apparati giuridici di vari Paesi africani, che salvaguardano gli interessi societari più che quelli della società.

Per arginare questo fenomeno, esistono già dagli anni Settanta dei codici di condotta e delle linee guida contenenti principi e regole, ma negli stati in cui sono stati adottati essi non hanno un carattere vincolante. La crescente pressione dell’opinione pubblica ha spinto le stesse imprese multinazionali ad approvare autonomamente dei codici di condotta per tutelare la propria immagine sul mercato, ma da un punto di vista normativo non c’è ancora nulla (al momento, è al vaglio un trattato internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite sulle imprese e i diritti umani). Per questo, il comboniano fratel Alberto Parise, vice presidente del comitato esecutivo dell’Africa Europe Faith and Justice Network, chiede:

«l’obbligo per le imprese di dimostrare due diligence (diligenza); il rafforzamento della corporate liability (la responsabilità delle imprese); la previsione di rimedi efficaci contro le violazioni e un’efficace accesso alla giustizia; l’obbligo in capo agli Stati di prevedere assistenza legale reciproca; la creazione di meccanismi di monitoraggio ed esecuzione sia a livello nazionale che internazionale».

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print