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La maggior parte delle rotte migratorie rimangono nel sud del mondo

La visione distorta fornita da politica e media porta a farsi idee sbagliate e a prendere decisioni poco lungimiranti.

Le rotte migratorie più consistenti non sono quelle che vanno da sud a nord, quelle di cui si parla insistentemente nella politica e sui media occidentali, che forniscono così una visione distorta del fenomeno. Al contrario, i migranti del sud del mondo rimangono prevalentemente al sud, sia che si parli di Africa, sia di Asia o America Latina. Questa visione distorta della realtà porta a farsi idee sbagliate e a prendere decisioni poco lungimiranti.

Come riporta Nigrizia, una ricerca dell’hub Migration for Development and Equality ha messo in luce direttrici poco note. Una riguarda quella da Haiti, colpito dal terremoto nel 2010, verso il Brasile. Un’altra parte dall’Etiopia, che ha tre milioni di persone che ora vivono all’estero, e va verso il Sudafrica. Molti abitanti del Burkina Faso si dirigono in Costa d’Avorio, anche grazie al libero movimento tra le frontiere garantito dal sistema della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale.

Dall’Egitto sono partite almeno seicentomila individui che attualmente lavorano in Arabia Saudita, ma anche in Giordania. Decine di migliaia di cinesi si spostano in Ghana e molti ghanesi vanno nella Repubblica popolare per studio e commercio. In Malesia arrivano espatriati nepalesi, le cui rimesse costituiscono quasi un terzo del prodotto interno lordo del proprio paese.

I dati confermano che i movimenti migratori riguardano soprattutto il sud del mondo. Ad esempio, il 64% delle persone dell’Africa occidentale che lasciano la propria nazione sceglie come destinazione uno stato di quella stessa area geografica. I flussi dal Nord Africa si dirigono sempre più verso il Medio Oriente. Occorre anche ricordarsi che il 94% degli africani che si trasferiscono in un altro continente lo fa in modo regolare e che essi sono solo il 14% della popolazione migrante globale. I numeri si conoscono e non considerarli è un’ignoranza consapevole che porta a continui errori.

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