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Il monastero fatto rivivere dalle suore in un villaggio dove sono tutti musulmani

Ai piedi delle montagne del Marocco, quattro religiose portano avanti una presenza cristiana integrandosi con la comunità.

Il monastero della Visitazione, situato ai piedi del Grande Atlante marocchino e circondato da ulivi, eucalipti, palme e piante di agave, è tornato in vita da quando, due anni fa, quattro suore di San Francesco d’Assisi hanno deciso di fondarvi una comunità, continuando la lunga storia di presenza cristiana in una terra islamica. L’edificio in argilla rossa, fondato nel 1931 dal francescano padre Charles-André Poissonier affascinato dall’esperienza eremitica di Charles de Foucauld, era stato abbandonato nel 2013 dalle clarisse melkite, le sue abitanti dopo i francescani.

Ora, come racconta Mondo e Missione, suor Noellie, suor Annie, suor Prisca e suor Martine, tra i trenta e i cinquant’anni, hanno scelto l’isolato e povero villaggio berbero di Tazert dove svolgere la propria opera. La loro congregazione, la cui casa madre si trova a Montpellier, ha già una presenza vicino a Casablanca, così le quatto consorelle hanno risposto all’appello dell’arcivescovo di Rabat, che guida la diocesi proprietaria del monastero. La costruzione, ispirata all’architettura autoctona d’argilla, è stata recentemente restaurata dalla fondazione belga Coeur maghrebin.

Grazie a ciò, qui è stato possibile costruire un luogo di preghiera, pace e dialogo interreligioso, una realtà contemplativa ma anche una struttura di accoglienza e ritiro spirituale, vista la presenza di una foresteria con una ventina di camere. In visita vengono pellegrini, turisti stranieri, religiosi e laici delle parrocchie marocchine, giovani in ritiro e pure musulmani. Infatti, il monastero è una presenza familiare per i locali e le religiose sono molto attive nella comunità. C’è chi presta servizio come infermiera al dispensario del villaggio, chi lavora all’atelier di ricamo creato da Coeur Maghrebin per dare un’opportunità di reddito ed emancipazione alle donne (ora quasi cento), colpite da un tasso di analfabetismo del 90%.

Suor Prisca rivela: «Le donne lavorano chiacchierando, ridendo e cantando, mentre i bambini giocano nel patio. Io cucio insieme a loro e così nasce l’amicizia». Questo non è un dialogo interreligioso formalizzato, istituzionale, ma uno spontaneo, della vita quotidiana. In questo villaggio dove tutti sono musulmani, la Chiesa è costituita solo dalle quattro francescane africane, che però si sentono accettate: «Condividiamo le difficoltà e le aspirazioni delle persone, che quando siamo arrivate ci hanno accolto con molto affetto. La gente era davvero contenta di vedere riaprire il monastero! Quando camminiamo per le stradine di Tazert c’è sempre qualcuno che ci saluta, che ci offre un caffè».

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