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Il tempo per la preghiera non può essere un alibi per trascurare i poveri

Messaggio di Papa Francesco per la IV Giornata mondiale dei Poveri.

«“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).»

Nel messaggio per la IV Giornata mondiale dei Poveri, che si celebrerà il 15 novembre 2020, Papa Francesco parte dall’esempio del libro dell’Antico Testamento Siracide, che racconta di un maestro di saggezza, vissuto circa duecento anni prima di Cristo, che andava in cerca della sapienza che rende gli uomini capaci di scrutare a fondo le vicende della vita. Tra i consigli su molte situazioni concrete della vita che vi si possono leggere, c’è quello di confidare in Dio anche nella povertà, affidandosi a Lui per non cadere ed essere aiutati.

«La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. È vero il contrario: la benedizione del Signore scende su di noi e la preghiera raggiunge il suo scopo quando sono accompagnate dal servizio ai poveri.»

Il pontefice continua chiedendosi come possiamo contribuire a eliminare o almeno alleviare l’emarginazione e la sofferenza provocate dalla povertà. Il cristiano deve sentirsi chiamato alla condivisione, essendo pronto a vivere la povertà evangelica in prima persona. Il grande valore del bene comune è un impegno di vita, che si attua cercando di non dimenticare nessuno. Papa Francesco fa poi un riferimento all’attualità della pandemia da coronavirus, che ha messo in crisi tante certezze, ci ha resi più poveri e deboli, ci ha fatto sentire nuovamente il bisogno degli altri.

«Questa pandemia è giunta all’improvviso e ci ha colto impreparati, lasciando un grande senso di disorientamento e impotenza. La mano tesa verso il povero, tuttavia, non è giunta improvvisa. Essa, piuttosto, offre la testimonianza di come ci si prepara a riconoscere il povero per sostenerlo nel tempo della necessità. Non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi.»

Siracide si conclude così: «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine» (Sir 7,36). L’espressione significa innanzitutto che dobbiamo tenere sempre presente il destino comune di tutti e che, viceversa, durante la vita non tutti hanno le stesse possibilità. Ma essa si riferisce anche al fine della vita, alla meta del nostro cammino e di ogni nostra azione, ovvero l’amore. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio e comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore. Così, con la mano tesa, ci si può arricchire e si può gioire vivendo lo stile dei discepoli di Cristo.

Leggi qui il testo completo del messaggio

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