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Se la rete è usata come prolungamento o attesa di un incontro, allora rimane una risorsa per la comunione

Messaggio di Papa Francesco per la LIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sui social network e la comunità umana.

Nel messaggio per la LIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana, uscito oggi nella giornata della Memoria di san Francesco di Sales patrono dei giornalisti, Papa Francesco ha affrontato il tema dei social network. Siccome Facebook, Twitter e Instagram sono ormai integrati al vivere quotidiano e fonti di conoscenze e relazioni, bisogna anche ricordarsi che sono i luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e si prestano a un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti.

“La figura della rete ci invita a riflettere sulla molteplicità dei percorsi e dei nodi che ne assicurano la tenuta, in assenza di un centro, di una struttura di tipo gerarchico, di un’organizzazione di tipo verticale. La rete funziona grazie alla compartecipazione di tutti gli elementi. Ricondotta alla dimensione antropologica, la metafora della rete richiama un’altra figura densa di significati: quella della comunità. Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio.”

Ma oggi le social network community non sono automaticamente sinonimo di comunità, essendo spesso solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli, talvolta basati sulla contrapposizione nei confronti dell’altro e sullo sfogo di ogni tipo di pregiudizio. Oltre questo rischio di incitamento all’odio, individualismo e autoisolamento, Papa Francesco si chiede: come ritrovare un’identità comunitaria, nella consapevolezza della responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri, anche nella rete online?

“Una possibile risposta può essere abbozzata a partire da una […] metafora, quella del corpo e delle membra, che San Paolo usa per parlare della relazione di reciprocità tra le persone, fondata in un organismo che le unisce. «Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). L’essere membra gli uni degli altri è la motivazione profonda, con la quale l’Apostolo esorta a deporre la menzogna e a dire la verità: l’obbligo a custodire la verità nasce dall’esigenza di non smentire la reciproca relazione di comunione. La verità infatti si rivela nella comunione. La menzogna invece è rifiuto egoistico di riconoscere la propria appartenenza al corpo; è rifiuto di donarsi agli altri, perdendo così l’unica via per trovare sé stessi.”

Dio è amore, comunione e, quindi, comunicazione e Cristo ci ha insegnato la prossimità all’alterità: i cristiani sono quindi chiamati a investire sulle relazioni e affermare, anche nella rete, il carattere interpersonale della nostra umanità. Senza mai scordare che l’uso dei social network deve essere complementare all’incontro in carne e ossa.

“Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa.”

Leggi qui il testo completo del messaggio

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