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La metà delle ragazze rifugiate potrebbe non fare ritorno in classe

Se già prima della pandemia la metà dei giovani rifugiati non riceveva un’istruzione nonostante i progressi, ora la situazione peggiorerà.

Se la comunità internazionale non agirà immediatamente e in modo coraggioso per contrastare gli effetti del Covid-19 sull’istruzione dei giovani rifugiati, le conseguenze saranno disastrose. Già prima della pandemia, nel mondo la metà di questi bambini non riceveva un’istruzione. Ora, il rischio è che la loro educazione sia ulteriormente penalizzata. La chiusura delle scuole, la difficoltà di pagare le tasse d’iscrizione e i libri di testo, l’impossibilità di accedere alle tecnologie o l’obbligo di lavorare per sostenere le proprie famiglie peggioreranno il loro futuro, in alcuni casi in modo permanente.

Lo dice il nuovo rapporto Coming together for refugee education dell’UNHCR, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, dove vengono presentati i dati statistici relativi alle iscrizioni al ciclo scolastico del 2019. Questi numeri si basano sulle informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. Si scopre così che per l’anno scorso si passa da una percentuale di iscritti alla scuola primaria pari al 77% a una del 31% nella scuola secondaria. Nell’istruzione superiore si scende drasticamente al 3%. Nonostante queste statistiche siano al di sotto delle medie globali, sono stati fatti progressi, soprattutto nell’istruzione secondaria.

Ma le conseguenze della pandemia minacciano di azzerare questi fondamentali risultati, in particolare se si considerano le bambine rifugiate. Per loro, le possibilità di accesso alla scuola sono già inferiori rispetto a quelle dei bambini e, secondo una stima del Malala Fund, quando questo mese gli istituti riapriranno la metà di tutte le ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria non farà ritorno in classe. Addirittura, negli stati dove la percentuale di ragazze rifugiate iscritte alla scuola secondaria è già inferiore al 10%, tutte loro sono a rischio di abbandonare gli studi per sempre.

Il rapporto chiede a governi, privati e società civile di unire le proprie forze per rafforzare i sistemi educativi nazionali, sia dal punto di vista finanziario sia da quello della continuità didattica. Altrimenti, la privazione dell’istruzione farà perdere la speranza e il futuro a intere generazioni di bambini. Purtroppo, i pericoli non derivano solo dalle difficoltà sanitarie. Infatti, stanno aumentando gli attacchi alle scuole, in particolare nella regione africana del Sahel, dove le violenze hanno fatto chiudere oltre 2.500 istituti frequentati da 350.000 studenti.

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