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La migrazione interna che sta cambiando l’Africa

A causa di scarsità di lavoro e cambiamenti climatici molti si stanno spostando dalle zone rurali a quelle urbane.

Nell’ultimo decennio, in Africa si sta assistendo a grandi ondate migratorie all’interno degli stessi Paesi, in particolare dalle zone rurali a quelle cittadine, tanto che l’occupazione urbana è cresciuta in media del 6,8%. La mancanza di servizi di base, di opportunità di lavoro e di sicurezza nelle aree periferiche di una nazione hanno spinto molti individui poveri a trasferirsi nelle piccole, medie e grandi città per cercare condizioni di vita migliori. Ma questi migranti si devono scontrare con il loro basso livello di istruzione e le loro scarse competenze, in un mercato lavorativo maggiormente concorrenziale che li relega a impieghi nei settori informali.

Come si può leggere nel documento La migrazione rurale-urbana in Africa di Focsiv, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni i motivi che li spingono a lasciare la propria casa sono quattro: la diversificazione del reddito familiare, i disastri ambientali, le conseguenze di disordini sociali e politici, la minor capacità di sostentamento a causa dei cambiamenti climatici e della sempre più grande difficoltà a ottenere la garanzia della proprietà. Uno dei problemi alla radice di tutto ciò riguarda il fatto che lo sviluppo ha tendenzialmente marginalizzato il settore agricolo, la principale attività dei Paesi africani.

In stati come la Nigeria, il Ghana, la Tanzania e il Gambia è in corso una rapida modernizzazione del comparto manifatturiero e dell’estrazione delle risorse, ma il fallimento dell’intervento pubblico nell’economia, in precedenza il principale motore di questo processo, ha aperto la porta alla liberalizzazione e agli investimenti stranieri. Le multinazionali e le nazioni estere hanno puntato sulle risorse naturali e sull’agricoltura praticando il land grabbing e relegando le popolazioni rurali a metodi di produzione tradizionali. Poi, le città sono entrate nel libero mercato globale, con prodotti importati a prezzi più bassi a spese dei produttori locali.

La principale criticità degli spostamenti dalle zone rurali a quelle urbane è rappresentata dalle condizioni di vita nelle baraccopoli che accolgono i migranti. In Niger ci vive addirittura l’81,9% delle persone, in Zimbabwe il 17,9%. Le città africane sono cresciute, ma non c’è stato uno sviluppo umano e sociale. Al loro interno i prezzi sono più alti, ma i servizi non sono migliorati. Siccome comprare verdura, frutta, uova e pollo rimane per i più poveri difficoltoso, diverse persone scelgono centri medio-piccoli invece di metropoli, mentre alcuni stanno diventando protagonisti di una migrazione rurale di ritorno.

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