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Nel mondo un cristiano su otto è fortemente perseguitato

Nel 2020 la persecuzione e la discriminazione anticristiana sono cresciute ancora in termini assoluti, aggravate dalla pandemia.

Sono oltre trecentoquaranta milioni i cristiani nel mondo che subiscono un alto livello di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede. È quanto emerge dalla nuova World watch list di Porte Aperte Onlus, il rapporto annuale sulla libertà religiosa che individua i primi cinquanta Paesi in cui più si opprimono i fedeli cristiani. Nel periodo di riferimento che va dal primo ottobre 2019 al trenta settembre 2020, la persecuzione anticristiana è cresciuta ancora in termini assoluti.

Per la prima volta da quando viene svolta questa indagine, nelle prime cinquanta nazioni il livello di persecuzione e discriminazione è unicamente molto alto e estremo, non anche alto come era capitato in precedenza, coinvolgendo trecentonove milioni di cristiani, ovvero uno ogni otto a livello globale. I credenti uccisi sono 4.761 (pari a tredici ogni giorno e con una crescita del 60%, soprattutto nell’Africa sub-sahariana), quelli arrestati senza processo e incarcerati 4.277 (undici), i rapiti 1.710 (quattro); le chiese e gli edifici connessi attaccati, distrutti o chiusi sono stati 4.488 (ovvero dodici al giorno e in netto calo, con una grande concentrazione in Cina).

Gli stati in cui la persecuzione è definibile estrema sono saliti a dodici, con le prime sei posizioni invariate: la Corea del Nord rimane al primo posto, seguita da Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan ed Eritrea. Poi vengono Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria. Oltre alla dittatura di Kim Jong-Un, nella quale si stima che tra i cinquanta e i settantamila cristiani siano detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla fede, si nota la persistente presenza di nazioni dove l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana.

La pandemia da Covid-19 ha aggravato le vulnerabilità sociali, economiche ed etniche delle minoranze cristiane, aggiungendo ulteriori discriminazioni come l’aumento delle violenze domestiche per via del confinamento, in particolare contro donne e convertiti al cristianesimo, che sono dovuti rimanere in famiglie ostili. Le altre dinamiche persecutorie principali rilevate dal rapporto sono state: lo sfruttamento delle restrizioni da parte della militanza islamica per diffondersi nell’Africa sub-sahariana; l’incremento della sorveglianza e delle restrizioni condotto dai governi totalitari o autoritari; la crescita del nazionalismo basato sull’appartenenza religiosa maggioritaria cresce (si pensi a India e Turchia); il consolidamento della sfera di controllo dei gruppi criminali dell’America Centrale e Latina.

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