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A Natale Dio ci libera dall’illusione di essere invulnerabili e onnipotenti

Il Signore, facendosi bambino, accoglie i nostri limiti e ci insegna non a eliminarli, ma ad accettarli e trasformarli.

«Un viaggio faticoso da Nazaret a Gerusalemme per soddisfare la vanità di un imperatore, le pesanti ripulse ricevute da Giuseppe che cerca un posto dove possa nascere il bambino, il freddo della notte, il disinteresse con cui il mondo accoglie il figlio di Dio che nasce. E su tutto questo grava una pesante cappa di grigiore, di incredulità, di superficialità e di scetticismo, evidenziata nelle gravissime ingiustizie presenti allora nel mondo. Non si può dire che il contesto del primo Natale fosse un contesto di luce e di serenità, ma piuttosto di oscurità, di dolore e anche di disperazione.»

Come raccontano queste parole del cardinal Martini, la nascita di Gesù avvenne in un periodo buio, un po’ come quello di oggi, dove la pandemia ha aggravato i mali di un’umanità già colpita da povertà e catastrofi ambientali. Per don Luca Mazzinghi, però, la situazione attuale può insegnarci qualcosa in merito ai nostri limiti, quelli della conoscenza, che non riesce a rispondere a tutto; dello spazio, con cui ora dobbiamo fare i conti a causa del coronavirus; del tempo, che ci costringe a fare i conti con la morte. Lo stesso messaggio del Vangelo, dice il professore della Pontificia Università Gregoriana, ci dà la possibilità non tanto di eliminarli, ma di accettarli e trasformarli.

Nella notte, a Betlemme un bambino nasce da una sconosciuta donna di Nazareth, Maria, con a fianco Giuseppe e solo un piccolo gruppo di pastori che se ne accorge. Ma, come cantano gli angeli nel racconto dell’evangelista Luca, egli è il Salvatore, l’incarnazione di un Dio che, rendendosi vulnerabile e mortale, accetta i nostri stessi limiti di spazio e tempo per un atto di amore, liberandoci dalla letale illusione di essere invulnerabili e onnipotenti. Il Natale ci indica così due strade da seguire.

La prima è quella dell’accettazione della nostra umanità, che è limitata e fragile. Invece di voler dominare il mondo e sfruttarlo, dobbiamo dunque riscoprire l’essenzialità, la naturalità, il valore delle piccole cose e del dono. L’altra via è quella della fraternità, perché questo Dio fatto bambino è venuto per tutti, senza esclusione alcuna. Come ricorda sempre Papa Francesco, nessuno si salva da solo, in quanto il genere umano vive o muore assieme, compresi i più deboli che molti vorrebbero escludere dalle società.

Allora il Natale può diventare anche quest’anno, nonostante tutto, un messaggio di gioia, come dice il profeta Isaia: «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che camminavano in terra tenebrosa, una luce rifulse» (Is 9,1). In questa santa solennità, sono significative le parole di Qohelet: «nel giorno lieto sta’ allegro, nel giorno triste rifletti; Dio ha fatto questo al pari di quello perché l’uomo non possa trovare ciò che accadrà dopo di lui» (Qo 7,14). L’invito è di gioire dei piccoli doni che il Signore mette sul nostro cammino e di non causarci da soli la tristezza che rovina la vita. Guardando la Natività in un presepe, ricordiamoci che il Signore si è fatto bambino anche per rendere evidente la nostra umanità.

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