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I negazionisti c’erano anche ai tempi della Bibbia

Forti delle loro sacre convinzioni, rifiutano per paura la realtà perché ritenuta inammissibile, scomoda o spiacevole.

Complice la potenza dei mezzi di comunicazione odierni, le persone che hanno bisogno, per far notare la propria presenza, di gridare una loro ostinata ma ottusa contrarietà hanno sempre più visibilità. Ma i negazionisti – che oggi sono novax, terrapiattisti, cospirazionisti, ecc. – si trovano già nelle prime pagine della Bibbia. Nella Genesi, dopo che il Creatore ebbe avvertito l’uomo e la donna di non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male perché altrimenti sarebbero morti (Gen 2,17), il serpente disse a Eva: «Non morirete affatto!» (Gen 3,4). Le conseguenze sono note a tutti.

Su Il Libraio, il biblista fra Alberto Maggi parte da questo primo esempio per presentare diversi casi che si trovano nell’Antico Testamento e nei Vangeli. Nonostante Noè fosse stato avvertito da Dio dell’imminente diluvio e si stesse costruendo un’arca per mettersi in salvo, le persone «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito […] e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti» (Mt 24,38-39).

Il profeta Geremia cercò di mettere in allarme il popolo per l’imminente invasione dei babilonesi guidati da Nabucodonosor, invitandolo ad abbandonare le false certezze: «Non confidate in parole menzognere ripetendo: Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore» (Ger 7,4). La credenza che Gerusalemme fosse la città del Dio d’Israele e per questo non potesse essere conquistata era radicata, ma ciò non impedì che venisse ridotta in macerie. Il negazionismo, forte delle sue sacre convinzioni, rifiuta la realtà perché ritenuta inammissibile, scomoda o spiacevole.

Nel vangelo di Giovanni, la guarigione del cieco nato da parte di Gesù si svolge di sabato, il giorno di riposo, che per i capi religiosi è il comandamento più importante di tutti perché quello che osserva Dio stesso. Essi non possono ammettere che il miracolo sia avvenuto trasgredendo un precetto così fondamentale: «I Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista» (Gv 9,18). Non potendo ammettere alcuna contraddizione nella loro dottrina e quindi perdere il loro potere e dominio sul popolo, negano anche l’evidenza. Maggi conclude con questa riflessione:

«Le radici del negazionismo vanno ricercate nella paura. Il negazionista è, infatti, un individuo che è vittima della sua stessa paura che non vuole riconoscere. Non sapendo come gestire la sua ansia, semplicemente la nega e, non sapendo affrontare un mondo che è in costante cambiamento, lo rifiuta. Tutto quel che è complesso, quel che richiede riflessione, un ragionamento articolato e fondato, esula dalle sue capacità e liquida il tutto con un secco no. […] Ma non bisogna scoraggiarsi, del resto nella più sana tradizione cattolica vengono insegnate le sette opere di misericordia spirituali dove sono elencate anche “insegnare agli ignoranti” e… “sopportare pazientemente le persone moleste”.»

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