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Nicaragua, il parlamento definisce i sacerdoti golpisti

L’Assemblea nazionale, controllata dal presidente Ortega, chiede di processare preti e vescovi in relazione alle proteste del 2018.

Sobillatori che nei loro sermoni diffondono odio e rabbia verso il governo: è così che sono stati definiti i vescovi, i sacerdoti e tutta la Chiesa cattolica in un testo del parlamento del Nicaragua controllato dal presidente Daniel Ortega, al suo quarto mandato ottenuto in elezioni sostanzialmente senza opposizione. Inoltre, essi sono accusati di essere complici del presunto colpo di stato del 2018, la cosiddetta “rivolta d’aprile” repressa nel giro di qualche mese nel sangue (la Commissione interamericana per i diritti umani ha contato almeno trecentocinquanta morti), durante la quale il clero ha dato protezione a manifestanti pacifici. Per questo motivo, secondo l’Assemblea nazionale meriterebbero di essere processati dalla giustizia e le loro comunità e associazioni dovrebbero essere oggetto di indagini approfondite.

Come si legge su Avvenire, a partire dalle proteste di quattro anni fa centinaia di persone sono state arrestate in retate e condannate a lunghe pene, tanto che ancora oggi ci sono centosettanta carcerati per ragioni politiche. I familiari dei sostenitori del governo rimasti uccisi negli scontri hanno chiesto pene più severe nei confronti degli ecclesiastici e dei direttori delle organizzazioni per i diritti umani che, a loro modo di vedere, hanno sostenuto il tentato golpe. Così, ora i deputati si sono messi all’opera, sulla scia degli attacchi di Ortega e della moglie e vicepresidente Rosario Murillo, che tra l’altro si dichiarano cattolici praticanti.

Infatti, più volte i coniugi che controllano il Paese si sono pronunciati con parole di fuoco contro preti e vescovi, con l’obiettivo di limitare la libertà della Chiesa in una società sempre più controllata. Già a marzo, il nunzio Waldemar Stanislaw Sommertag, che aveva cercato di mediare tra il governo e l’opposizione, era stato espulso. Poi, la riforma della legge per l’educazione ha classificato come privata l’università gesuita di Managua e causato il taglio dei contributi pubblici, con la conseguente cancellazione di centinaia di borse di studio. Addirittura, il presidente ha minacciato di rendere illegale l’Istituto di storia dell’ateneo. In un clima internazionale già teso per le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la situazione interna in Nicaragua si sta facendo sempre più pesante.

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