L’ex professore Filippo Caccamo legge l’ultima circolare ministeriale e spiega perché, a suo giudizio, il problema vero è la velocità con cui cambiano i ragazzi.
L’ex professore Filippo Caccamo legge l’ultima circolare ministeriale e spiega perché, a suo giudizio, il problema vero è la velocità con cui cambiano i ragazzi.
Una circolare del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha messo due paletti al lavoro quotidiano delle classi: i compiti non vanno assegnati dopo le venti e più interrogazioni non possono affollare la stessa mattinata. A commentarla è stato chiamato qualcuno che conosce entrambi i lati della cattedra: Filippo Caccamo, per anni insegnante alle medie e oggi noto per i video e gli spettacoli teatrali in cui porta in scena il mondo della scuola.
Il giullare e il professore
Caccamo tiene insieme due ruoli e lo dice apertamente. Da comico, il suo mestiere è smascherare il re nudo, e ammette che la tentazione di girare un video fissando l’orologio alle 19 e 59 sarebbe forte. Da insegnante, però, la valutazione cambia: «come insegnante credo che la scuola stia cambiando tanto», afferma, e i tentativi di rincorrere quel cambiamento vanno comunque fatti, anche quando appaiono modesti.
Provvedimenti «poveri», ma tentativi
Nell’elenco dei provvedimenti che a suo parere nascono da questa rincorsa mette anche le discussioni sul calendario scolastico, dal rinvio dell’avvio per il caldo all’ipotesi di tenere aperti gli istituti in agosto per venire incontro alle famiglie. Li definisce tentativi un po’ poveri di intercettare qualcosa che gli adulti faticano a percepire. Quanto alle interrogazioni, la sua obiezione è pratica: nelle classi in cui mancano voti, due o tre volontari si trovano sempre, anche alla terza interrogazione della giornata.
Educazione affettiva su misura
Il punto che considera più incisivo è un altro: l’educazione sessuo-affettiva a scuola. Qui la sua posizione riguarda soprattutto il metodo. Funziona, dice, soltanto se viene cucita addosso all’età di chi la riceve, perché tra una prima e una terza media passa una distanza che alle superiori non si ritrova. Lasciare che i ragazzi cerchino altrove le risposte, aggiunge, non è una soluzione: molti rivolgono le domande esistenziali ai chatbot, e un percorso guidato da persone competenti può restituire quelle domande a interlocutori reali.
Chi decide per i più giovani
Resta il nodo delle autorizzazioni familiari. Caccamo osserva che spesso sono proprio le famiglie meno disposte ad affrontare certi argomenti a negare il consenso, lasciando i figli con zone d’ombra. La sua indicazione, rivolta ai ragazzi più che agli adulti, è di dire con chiarezza dove e con chi quelle risposte si possono cercare.
Tratto da https://www.famigliacristiana.it/