Non nuove attività, ma un metodo: il Papa apre l’anno pastorale di Roma

In San Giovanni in Laterano Leone XIV ha chiesto alla sua diocesi di verificare il cammino fatto e ha autorizzato l’inchiesta su don Luigi Di Liegro.

Un anno pastorale che non comincia con un elenco di iniziative. Il 18 settembre, nella basilica di San Giovanni in Laterano, papa Leone XIV ha aperto l’anno della diocesi di Roma davanti a sacerdoti, religiose e laici arrivati da tutte le parrocchie della città, e ha indicato una strada diversa: rileggere quanto è stato fatto finora. Dopo il lavoro sulle «malattie spirituali» e dopo il Sinodo, la diocesi entra in quella che il Pontefice ha chiamato una verifica.

Fermarsi per fare verità

«Verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni», ha spiegato il Papa, riassumendo l’operazione in due parole: fare verità. Non si tratta di ripartire da zero, perché il percorso diocesano è cominciato nel 2018 e la verifica ne rappresenta, secondo le sue parole, una terza dimensione destinata a durare oltre i prossimi dodici mesi.

Due domande del mattino di Pasqua

A fare da filo conduttore saranno le parole rivolte a Maria Maddalena: «Perché piangi? Chi cerchi?». Leone XIV ha chiesto che quelle domande siano rivolte oggi alla Chiesa di Roma e alla città intera, spostando l’attenzione dalle cose da organizzare alle persone da incontrare. Nella verifica andranno coinvolte le comunità per intero e, dove possibile, anche chi non le frequenta e le guarda dall’esterno. Contenuti e priorità restano affidati alle singole realtà, dentro cinque ambiti: catechesi e iniziazione cristiana, giovani, famiglia, carità, vocazioni.

Quattro esercizi e una figura

Il Papa ha indicato quattro attenzioni con cui allenarsi: far incontrare Cristo, generare comunità, abitare e servire la città, formare il popolo di Dio. Perché il metodo non resti astratto, ha richiamato don Luigi Di Liegro, sacerdote romano che fondò la Caritas diocesana. Ha annunciato di aver approvato l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del sacerdote, e un lungo applauso ha accolto la notizia: già nel 1969 Di Liegro aveva fatto realizzare un’indagine sulla religiosità dei romani, convinto che senza ascoltare la realtà il messaggio resti sospeso.

Il parroco non è l’uomo solo al comando

Ai preti della diocesi il Pontefice ha chiesto di non portare da soli le proprie fatiche. Il presbitero di cui Roma ha bisogno, ha detto, ascolta prima di rispondere e discerne prima di decidere; sa riconoscere i carismi altrui, aiuta a formare le coscienze e lascia ai laici una responsabilità reale. Una comunità in cui tutto dipende dal parroco, ha aggiunto, è una comunità fragile, perché presiedere non coincide con il fare ogni cosa. Le Prefetture dovrebbero essere, prima che strumenti organizzativi, luoghi dove un prete può dire la propria stanchezza senza vergognarsene.

Con lo sguardo al 2033

Servirà pazienza, ha concluso, e in qualche caso la disponibilità a rinunciare a cose a cui ci si è legati. Dalla condivisione delle esperienze rinnovate dovrebbe nascere un percorso comune in vista del Giubileo della Redenzione del 2033.

Tratto da https://www.avvenire.it/