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Il coraggio dell’umiltà è l’unica via per arrivare ad adorare Dio nell’unità

Omelia di Papa Francesco ai vespri di chiusura della LV Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Ieri, nella solennità della Conversione di san Paolo apostolo, Papa Francesco ha celebrato, in chiusura della cinquantacinquesima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, i secondi vespri alla presenza dei rappresentanti del Patriarcato ecumenico e dell’arcivescovo di Canterbury. Nell’omelia ha esortato a camminare verso la piena unità guardando all’itinerario in tre tappe dei Magi, che comincia da oriente, passa attraverso Gerusalemme e infine raggiunge Betlemme.

Essi si sono messi in viaggio da dove sorge la luce del sole (Mt 2,1) in cerca di una luce più grande, dimostrando di voler andare oltre alle proprie conoscenze e tradizioni. Il loro fu un percorso rischioso, così come lo è la nostra vita, piena di stelle luccicanti ma cadenti che ci distolgono dalla vera stella, quella di Gesù. Inoltre, i Magi, che la tradizione ha spesso raffigurati con abiti variegati a rappresentare popolazioni differenti, hanno camminato insieme, sostenendosi a vicenda. Oggi, molti cristiani che vivono in Oriente stanno sopportando guerre e violenze, eppure ci testimoniano la speranza di uscire dalle tenebre.

Giunti a Gerusalemme, i Magi dicono: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2). Ma sia re Erode che tutta la città santa rimangono turbati da queste parole, sentendosi minacciati da una regalità diversa da quella corrotta dal potere mondano. Anche oggi noi possiamo arrestarci davanti al timore delle novità che scuotono le abitudini e le sicurezze acquisite. Ma è proprio questa paura che abita il cuore dell’uomo dalla quale Dio vuole liberarci, per vederci camminare assieme nelle diversità. Qui, però, i viaggiatori scoprono la via per Betlemme grazie ai sacerdoti e agli scribi, che gli forniscono l’indicazione scrutando le Scritture (Mt 2,4). Essi hanno avuto bisogno della Parola di Dio.

Infine, i Magi sono giunti all’ultima tappa e possono, finalmente, adorare il Bambino, dopo essere stati cercatori dei segni di Dio nella storia attraverso il mondo e la sacra Scrittura. Essi ci mostrano che, prima di adorare, occorre prostrarsi, perché solo piegandosi e mettendo da parte le proprie pretese si può lasciare al centro Gesù. L’orgoglio è il vero ostacolo alla comunione ed è abbandonandolo con coraggio per cercare l’unità piena che si potrà scoprire «una gioia grandissima» (Mt 2,10). Solo dopo tutto ciò, ci si renderà conto dei tesori che ciascuno possiede, rappresentati dai doni – oro, incenso e mirra – che lo Spirito destina al bene comune. Infine, Papa Francesco ci esorta a invertire la rotta delle abitudini e delle convenienze per trovare la via dell’umiltà, della fraternità e dell’adorazione che il Signore ci mostra, come i Magi e come Saulo prima dell’incontro con Cristo.

Leggi qui il testo completo dell’omelia

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