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Solo un oratorio su quattro organizza attività ecologiche

Il 32° Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes dedica un approfondimento al tema “Gli oratori in Italia, una realtà vitale e in continua evoluzione”.

Quanti sono gli oratori in Italia? Come sono organizzate le diocesi in merito? Quali attività vi si svolgono? Lo riporta il 32° Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, che dedica un approfondimento al tema “Gli oratori in Italia, una realtà vitale e in continua evoluzione”. Innanzitutto, fornisce una panoramica sui modelli di partecipazione sociale dei giovani, soffermandosi in particolare su quella religiosa. Tra il 2014 e il 2018, i ragazzi tra i 14 e i 17 anni che hanno frequentato un luogo di culto almeno una volta a settimana sono passati dal 27,6% al 21%, mentre quelli che dichiarano di non averlo mai fatto dal 21,9% al 27,9%; i giovani con 18 e 19 anni che hanno frequentato sono scesi dal 16% all’11,1%, invece quelli che non sono mai entrati in una chiesa dal 28,6% al 38,8%.

Per quanto riguarda la presenza degli oratori nel nostro Paese, una rilevazione condotta tra il 2015 e il 2016 in centodieci diocesi (su duecentoventuno), soprattutto del nord Italia, ne ha rilevati 5.637. Sulla base di questo dato, Eurispes ha stimato che il numero massimo di oratori è 8.245. La maggior parte di essi è gestita da una parrocchia: nel 97% dei casi al nord, 91% al centro e 87% al sud.

Il Rapporto si sofferma sul tipo di organizzazione delle diocesi, distinte in cinque gruppi. Le diocesi attive sono dotate di un coordinamento diocesano, offrono proposte di formazione dedicate agli oratori e almeno una volta l’anno fissano degli incontri con i responsabili (53% al nord, 41% al centro, 32% al sud). Poi, ci sono le diocesi che propongono solo il coordinamento e la formazione (15% al nord, 11% al centro, 15% al sud), quelle che offrono o il coordinamento o la formazione (17% al nord, 17% al centro, nessuna al sud) e quelle che organizzano solamente incontri (4% al nord, 14% al centro, 18% al sud). Infine, ci sono le diocesi poco attive, che non sono prive di coordinamento diocesano, non dedicano proposte di formazione e non stabiliscono incontri con i responsabili degli oratori (11% al nord, 17% al centro, 15% al sud).

La maggior parte degli oratori osserva un’apertura quotidiana, compresi i fine settimana: si va dal 94% di quelli settentrionali al 79% di quelli del centro e all’88% di quelli meridionali. Invece, le realtà che aprono unicamente il sabato e la domenica sono solo il 2% al nord, il 14% al centro e il 9% al sud.

In merito alle attività proposte negli oratori, tutti offrono proposte ricreative generiche, l’animazione di gruppo e la formazione. Ben il 93% organizza un’attività estiva come i Grest, dato che rivela come ovunque ci sia la necessità di tenere aperto tutto l’anno. Nell’88% dei casi, parroci ed educatori si occupano anche di attività espressive, gite, visite, pellegrinaggi, campeggi, campi scuola e feste speciali. Nella maggioranza degli oratori si praticano attività sportive e si propone il doposcuola (83%), ci si occupa dell’animazione domenicale (74%) e della formazione spirituale (73%), si organizzano attività caritative e di volontariato (66%), culturali (66%) e musicali (65%). Minor attenzione c’è per la formazione liturgica (48%), attività missionarie (33%), l’organizzazione di una settimana di vita comunitaria (33%) e attività ecologiche (25%).

La proposta di queste attività varia, anche decisamente, a seconda dell’area geografica della penisola. Il doposcuola è offerto nell’89% dei casi al nord, nell’83% al centro e nel 74% al sud. Invece, la formazione liturgica è promossa dal 49% al nord, solo dal 28% al centro e ben dal 65% al sud e la formazione spirituale dall’83% al Nord, dal 55% al centro e dal 74% al sud. La possibilità di effettuare campeggi e campi scuola c’è nel 94% degli oratori del nord, percentuale che scende all’86% nel centro e all’82% nel sud. Infine, l’oratorio estivo è proposto per l’89% dei casi al nord, il 93% al centro e ben il 97% al sud.

Don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, ha così commentato il Rapporto Eurispes:

«Siamo molto felici di questa attenzione, perché è il segno di quanto negli ultimi anni l’oratorio abbia saputo rispondere ai bisogni educativi e aggregativi delle comunità. Ha saputo porsi come uno strumento efficace di legami, di relazioni. Ha saputo interpretare bisogni nuovi che rapidamente sono cresciuti nel paese e che oggi l’Italia, attraverso questa ricerca così autorevole, riconosce al nostro mondo. Il lavoro educativo richiede sempre la tenacia dei tempi lunghi, la pazienza di stare sul pezzo, di non arrendersi mai, di saper aspettare, soprattutto in questi ultimi anni in cui la situazione è davvero mutata in modo radicale. Questo vuol dire richiamare tutto ciò che facciamo sempre verso quel senso di responsabilità nei confronti dei più piccoli, delle nuove generazioni e, quindi, soprattutto dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti e anche dei giovani che la Chiesa ha saputo esprimere nei diversi secoli attraverso lo strumento dell’oratorio.»

Luca Frildini

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